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FOCUS Napolitano-pm: quelle intercettazioni controverse

Scalfari: dovevano essere interrotte. Messineo, decide il gip

13 ottobre, 12:26
Il giornalista ed editorialista Eugenio Scalfari
Il giornalista ed editorialista Eugenio Scalfari
FOCUS Napolitano-pm: quelle intercettazioni controverse

 Il conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale nei riguardi della Procura di Palermo era stato anticipato nei giorni scorsi da una polemica cominciata con un articolo di Eugenio Scalfari su Repubblica. Scalfari ricordava le prerogative del capo dello Stato per criticare la gestione del contenuto di conversazioni telefoniche tra l'ex ministro Nicola Mancino, indagato per falsa testimonianza nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia e sottoposto a intercettazioni, e il presidente della Repubblica. Secondo Scalfari, le conversazioni non dovevano essere ascoltate perche' l'intercettazione doveva essere subito interrotta. Il fondatore di Repubblica contestava inoltre ai pm di Palermo di conservare le registrazioni delle conversazioni tra Mancino e Napolitano pur avendole giudicate, anche pubblicamente, irrilevanti e da distruggere. Nella polemica si era inserito il procuratore Francesco Messineo.

''Nell'ordinamento attuale - aveva detto - nessuna norma prescrive o anche soltanto autorizza l'immediata cessazione dell'ascolto e della registrazione quando, nel corso di una intercettazione telefonica legittimamente autorizzata, venga casualmente ascoltata una conversazione fra il soggetto sottoposto a intercettazione ed altra persona nei cui confronti non poteva essere disposta alcuna intercettazione''. ''Senza alcun intento polemico ma solo per doverosa precisazione - aggiungeva il procuratore - si chiarisce inoltre che in tali casi, alla successiva distruzione della conversazione legittimamente ascoltata e registrata, si procede esclusivamente, previa valutazione della irrilevanza della conversazione stessa ai fini del procedimento e con la autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, sentite le parti''. ''Cio' e' quanto prevedono - concludeva Messineo - le piu' elementari norme dell'ordinamento che sorprende non siano state tenute in considerazione''. Il giorno dopo Scalfari era ancora tornato sulla vicenda e, in replica a Messineo, aveva ribadito la fondatezza delle sue tesi, argomentando con dettagliati richiami a norme di legge e del codice di procedura penale. Rispetto ai chiarimenti del procuratore ''non c'e' proprio nulla da aggiungere'', ha detto oggi il procuratore aggiunto Antonio Ingroia titolare con il sostituto Nino Di Matteo dell'inchiesta sulla trattativa. All'origine del conflitto sono le intercettazioni di contatti telefonici tra Mancino e Loris D'Ambrosio, consulente giuridico del Quirinale.

L'ex ministro chiedeva un intervento per assicurare il coordinamento delle indagini poiche' sugli stessi fatti, a suo giudizio, indagano vari uffici giudiziari: Palermo, Caltanissetta e Firenze. Alle telefonate sono seguiti contatti con il pg della Cassazione e con il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso che non ritenne di dovere fare alcun passo per verificare il coordinamento delle inchieste. Nel frattempo sono circolate indiscrezioni su un possibile contatto telefonico diretto tra Mancino e Napolitano. In un'intervista il pm Nino Di Matteo aveva pero' sostenuto che ''negli atti depositati non c'e' traccia di conversazioni del Capo dello Stato e questo significa che non sono minimamente rilevanti''. Sulla base di queste informazioni, riprese dai giornali, l'Avvocatura dello Stato ha chiesto chiarimenti alla Procura di Palermo. Era il passo che ha preceduto la decisione di Napolitano di sollevare il conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo.

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