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Rai: Tarantola al lavoro, subito esame conti

Da lunedi' parte intensa settimana tra dg e deleghe

14 luglio, 13:23
Anna Maria Tarantola
Anna Maria Tarantola
Rai: Tarantola al lavoro, subito esame conti

di Michele Cassano

Il neopresidente Rai Anna Maria Tarantola varcherà la soglia di Viale Mazzini lunedì prossimo e di tempo per i convenevoli non ce ne sarà molto. Già da martedì si parte con il primo cda per l'indicazione del direttore generale, Luigi Gubitosi, che dovrà poi essere formalizzata con un passaggio in assemblea e nuovamente in consiglio. Poi mercoledì una nuova riunione dell'organismo di vertice con lo scoglio delle deleghe al presidente. Nei primi punti dell'agenda di Tarantola c'é però lo stato dei conti aziendali, prima ancora del capitolo nomine, che probabilmente verrà affrontato dopo la pausa agostana del consiglio. A preoccupare è soprattutto il calo degli introiti pubblicitari che, nonostante il buon andamento di giugno legato agli Europei di calcio, potrebbe portare a un passivo nel bilancio di fine anno, secondo le ultime proiezioni, intorno ai 60-100 milioni di euro con una raccolta complessiva per il 2012 sotto i 900 milioni. Per recuperare il gap servirà senz'altro una manovra correttiva, ma non è escluso che il piano di risanamento del nuovo vertice risulti più incisivo e punti ad intervenire anche sull'indebitamento di 300 milioni della tv pubblica.

Tra le possibili operazioni, anche in vista del nuovo piano industriale, c'é la vendita degli asset passivi di Ray Way, come terreni, torri e personale di manutenzione, che potrebbe fruttare intorno ai 500 milioni di euro. Un'iniezione di liquilità, che potrebbe concludersi entro il 2013, in grado di portare all'azzeramento dei debiti. Possibile anche la dismissione parziale del patrimonio immobiliare (da tempo si discute della vendita di Viale Mazzini e Via Teulada), che potrebbero fruttare alcune centinaia di milioni di euro al netto dei costi della riconversione. Altra ipotesi, per recuperare liquidità, è la revisione del perimetro dell'attività aziendale, con una riduzione dei 14 canali televisivi, eventualmente fino a 6-8, che libererebbero uno o due multiplex, che potrebbero essere venduti o affittati. Tale operazione potrebbe poi portare a interventi sul personale in esubero. Sullo sfondo c'é il capitolo dell'evasione del canone, con minori entrate annue per circa 500 milioni: tra le possibili soluzioni il pagamento in bolletta elettrica, con l'Imu o nella fiscalità generale. All'orizzonte ci sono anche le nomine.

Tutti le aspettano dopo l'estate e c'é chi è pronto a giurare che nell'incontro di Palazzo Chigi dei giorni scorsi, più che rassicurazioni sulle entità delle deleghe al presidente, il Pdl abbia ottenuto garanzie su alcuni nomi. In bilico ci sono le vicedirezioni generali, ma il centrodestra si sarebbe mosso per puntellare Gianfranco Comanducci e Antonio Marano. L'ex dg Lorenza Lei appare proiettata verso Rai1 più che verso Rai Fiction (il direttore Fabrizio De Noce è vicino al pensionamento), dove potrebbe far storcere il naso a qualcuno il suo rapporto con il produttore ed ex dg, Agostino Saccà. Sulla graticola oltre al direttore di Rai1, Mauro Mazza, c'é anche il direttore di Rai2, Pasquale D'Alessandro, messo sotto accusa per gli scarsi risultati della rete. La poltrona a cui tutti guardano è però quella del Tg1, anche in vista delle elezioni del 2013: il contratto di Alberto Maccari scade a dicembre, ma può essere sostituito anche prima. Tra i nomi circolati Mario Orfeo, Lilli Gruber, Marcello Sorgi, Massimo Franco, Antonio Preziosi.

Il primo scoglio sarà però quello delle deleghe: nel disegno del premier, il presidente dovrebbe avere il potere di firma dei contratti fino a 10 milioni di euro e di decidere le nomine non editoriali. Il Pdl punta a ridimensionare l'effettivo perimetro di tali poteri, concedendo ai vertici solo le nomine nelle strutture amministrative e lasciando nella disponibilità del consiglio, oltre che quelle di reti e testate, anche caselle strategiche come le direzioni di fiction, cinema, intrattenimento. Sull'iter da seguire, è possibile che tra una mera delibera del cda e un intervento legislativo, il Pdl tenti di seguire la strada intermedia della modifica allo statuto, che richiede il parere in Commissione di Vigilanza

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