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Il 'maledetto' che trascina le folle

Mostre, libri, film: con lui è sempre boom

05 luglio, 17:47
Un uomo fotografa 'Il Narciso alla fonte' di Caravaggio
Un uomo fotografa 'Il Narciso alla fonte' di Caravaggio
Il 'maledetto' che trascina le folle

di Silvia Lambertucci

Solo un anno fa Cuba e' andata in visibilio per il suo Narciso. E a Mosca e' stato il delirio, in 6500 tutti in fila al Puskin per l'apertura della mostra organizzata dai musei italiani. Senza dimenticare i 600 mila della rassegna monstrum alle Scuderie del Quirinale, un record da allora imbattuto per la grande istituzione romana. Da anni e' cosi', quando arriva Caravaggio non c'e' storia. Le sue quotazioni anche in senso di popolarita' sono stellari.

Basta un solo quadro a richiamare le folle, anzi, di piu', basta il nome, tutti pronti a mettersi in coda anche quando l'esposizione e' virtuale. Le celebrazioni per i 400 anni della morte sono state un trionfo, anche la ricerca dei suoi resti nel cimitero di Porto Ercole, con tutte le polemiche che l'hanno accompagnata, ha fatto il giro del mondo. Per non dire delle dispute sul luogo di fatto ancora misterioso della sua morte, con lo studioso napoletano Vincenzo Pacelli che lo sposta dalla Toscana a Palo Laziale, ipotizzando per lui, l'antonomasia del pittore maledetto, addirittura un omicidio di Stato. Insomma un grande che non conosce cadute nell'interesse dei piu', Caravaggio. Uno capace di infiammare le dispute dei critici -come e' stato recentemente per il Sant'Agostino ritrovato in Spagna- e di toccare il cuore alle masse. Facendo cassetta comunque, nei musei e non solo.

Qualche anno fa fu Alessio Boni a prestargli il volto, per una fiction tv che manco a dirlo richiamo' 6 milioni e mezzo di spettatori con uno share del 27 per cento. Ma film e documentari che lo hanno avuto per soggetto non si contano, cosi' come i libri. Icona assoluta, popolare fino all'inverosimile, secondo in questo forse soltanto a Van Gogh. Eppure non e' stato sempre cosi'. Avversato per secoli, Caravaggio e' stata una riscoperta tutta del Novecento, dopo che i grandi pittori naturalisti avevano accolto e adottato in Europa le sue idee rivoluzionarie. In Italia va a un nume sacro della critica, Roberto Longhi, il merito di averlo fatto riscoprire e anche di averlo avvicinato alle masse.

La sua mostra milanese, correva l'anno 1951, e' rimasta nel mito. Quasi cinquanta opere tutte insieme per un evento che oggi sarebbe a dir poco impossibile, basti pensare che alle Scuderie del Quirinale, per quella rassegna che e' rimasta un vero cult, erano state raccolte, con sforzo straordinario, 24 tele. Longhi aveva visto giusto, a Palazzo Reale per quella prima grande esposizione dedicata al genio lombardo arrivarono in 500mila. Il vero boom pero' e' ancora piu' recente. E' solo a partire dalla fine degli anni Ottanta che il nome di Caravaggio ha assunto quella popolarita' senza pari che lo accompagna ancora oggi. Tanto che nel 1969 a Palermo fu possibile l'incredibile furto della Nativita', trafugata nella notte fra il 17 ed il 18 ottobre dall'Oratorio di San Lorenzo - si dice per ordine della mafia - da due ladri che poterono agire indisturbati. Vent'anni dopo quella ferita rimasta purtroppo aperta (la tela non e' stata mai piu' ritrovata e potrebbe anzi essere andata distrutta) la sensibilita' era del tutto cambiata. Nel '91 a Firenze, alla mostra allestita da Mina Gregori esplode il successo di popolo. Basta con il pubblico colto e le scolaresche, in fila sullo scalone di Palazzo Pitti ci sono le famiglie. E anche i ragazzi.

''Cio' che mi incuriosi' fu la presenza di molte coppie di giovanissimi'', ha ricordato qualche anno dopo la Gregori. Per la grande critica fiorentina un segno che ''i giovani vedevano in Caravaggio uno di loro''. Trascinati e affascinati forse dalla carica rivoluzionaria di quella pittura, dalla forza e dall' esplosione di umanita' di quei suoi santi cosi' terreni. Un fascino mai piu' tramontato, che ad ogni evento gli garantisce numeri da rockstar, come fu nel 2010 con le oltre 20mila presenze alla notte di Palazzo Barberini.

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