Luhrmann, Grande Gatsby rischiò collasso
Regista racconta ostacoli per film che apre Cannes
07 maggio, 21:07
di Alessandra Baldini
"Ho fatto di tutto pur di salvare Gatsby". Alla vigilia del debutto del Grande Gatsby (SCHEDA), Baz Luhrmann confida all'Hollywood Reporter i mille ostacoli dietro il suo sesto e ultimo film. Gatsby, che per la Jazz Age di New York riceve lo stesso trattamento della Belle Epoque parigina di Moulin Rouge, uscirà negli Usa il 10 maggio e per il pubblico internazionale il 15 maggio a Cannes. Il film, girato a Sydney trasformata per l'occasione nella Long Island di Francis Scott Fitzgerald, è arrivato in porto sulle montagne russe: una delle peggiori stagioni delle piogge in Australia della storia, l'impalcatura crollata sulla testa del regista, una nebbia mefitica che ha costretto a chiudere il set, i paparazzi che inseguivano Leonardo DiCaprio.
E poi le smanie dei produttori: all'inizio del 2011, Baz è volato da Sydney a Los Angeles per salvare il film dal collasso. Sette anni dopo l'inizio del progetto, la produzione era nei guai perché la Sony aveva bloccato il budget a 80 milioni di dollari: il film è costato alla fine 104 milioni grazie ai sussidi del governo australiano che hanno abbattuto di parecchio il cartellino del prezzo.
Senza altri partner il film, un baccanale che alla Romeo + Juliet mischia vecchio e nuovo con echi dello Studio 54 nei suoi anni d'oro, rischiava dunque di morire nonostante il cast stellare (oltre a DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Isla Fisher, Joel Edgerton), la colonna sonora di Jay-Z e Florence and the Machine, la sponsorizzazione di Tiffany e i costumi disegnati da Prada e da Brooks Brothers. Luhrmann è passato ai fatti, e dai fatti alle parole. E' piombato in una sala riunioni di Warner Bros: torrenti di eloquenza alla mano e video clip di DiCaprio nelle parte di Jay Gatsby, ha convinto gli executive a salire a bordo. L'idea di Gatsby era venuta a Baz nel 2004 ascoltando un audiolibro durante un viaggio sulla Transiberiana: "Il treno era pieno di cinesi che contrabbandavano roba in Mongolia. Io avevo due bottiglie di vino e l'iPod con i libri. Mi passava la Siberia davanti con le sue betulle. Quando ho finito mi ha preso una inconsolabile melanconia. Mi sono detto: come farlo rivivere?".
Secondo il pubblico su cui è stato testato, Gatsby sarà l'evento dell'estate 2013 e tuttavia Baz ha dei dubbi: l'intervistatore dell'Hollywood Reporter ha scoperto sotto la scorza dell'esuberante cineasta un uomo pieno di riserve esistenziali, segnato dal fiasco di Alexander the Great, e preda di sporadiche ma profonde depressioni che a volte lo hanno lasciato sull'orlo del suicidio. Un uomo che a volte mette il dubbio il suo lavoro anche se ufficialmente lo promuove in pubblico. Timido e vulnerabile: "Succede raramente. Ma quando succede è totalmente reale". Non è stato solo Alexander. Luhrmann, figlio di un benzinaio che obbligava i figli a esercitazioni paramilitari e di una madre che ha lasciato la famiglia quando lui aveva 12 anni, mette spesso in dubbio il suo lavoro anche quando il resto del mondo lo applaude: 'Mi preoccupo sempre quando qualcuno dice: e' perfetto. Niente è mai buono abbastanza"







