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L'ascesa di Belsito, fra Bossi e il caso Tanzania

Tesoriere del partito dal 2009, viene da FI, era autista di Biondi

03 aprile, 13:58
Francesco Belsito
Francesco Belsito
L'ascesa di Belsito, fra Bossi e il caso Tanzania

di Alessandro Franzi

MILANO - Tesoriere del partito ma leghista di non antica militanza Francesco Belsito, il segretario amministrativo del Carroccio accusato di truffa ai danni dello Stato e di appropriazione indebita nella gestione dei rimborsi elettorali del movimento. Considerato vicino alla famiglia di Umberto Bossi, Belsito e' nato a Genova nel 1971, ed e' una figura controversa nella Lega. Ha infatti conquistato piu' le pagine della cronaca che quelle della politica da quando nel 2002 e' entrato nel movimento fino a diventare, appunto, tesoriere nel 2009 e sottosegretario alla Semplificazione normativa con il ministro Roberto Calderoli. Prima di abbracciare la causa 'padana', Belsito era uomo di Forza Italia in Liguria, dove era l'autista-collaboratore dell'ex ministro della Giustizia Alfredo Biondi. Poi, dieci anni fa, il passaggio sotto le insegne di Alberto da Giussano nella scia di Maurizio Balocchi, tesoriere e poi sottosegretario all'Interno e alla Semplificazione, di cui avrebbe preso il posto alla sua scomparsa.

Di Belsito, negli anni al centro di varie polemiche anche per le sue due lauree prese all'estero e per aver posteggiato la sua Porsche Cayenne in spazi riservati alle Forze dell'Ordine, i militanti ricordano soprattutto il caso scoppiate lo scorso gennaio, quando venne alla luce che il segretario amministrativo aveva investito circa 7 milioni di euro di rimborsi elettorali del partito in fondi all'estero, in particolare in Tanzania, a Cipro e in Norvegia. ''Regolari investimenti'', si era difeso il diretto interessato di fronte alla base (e a qualche alto dirigente della Lega) che chiedeva conto di quelle operazioni finanziarie ritenute spericolate ''mentre alle sezioni mancano i soldi per pagare le bollette''.

L'ironia sugli investimenti in Tanzania conquisto' i cartelli e gli slogan dei leghisti nella manifestazione del 22 gennaio contro il governo a Milano. Episodio che ha proiettato Belsito sotto i riflettori come uomo del ''cerchio magico'' vicino a Bossi (che lo ha difeso in passato come ''un buon amministratore''), ma inviso ai ''barbari sognanti'' di Roberto Maroni, che proprio all'esplodere del caso Tanzania hanno apertamente contestato la gestione amministrativa del partito. Gestione sulla quale e' stata in seguito aperta una verifica portata sino di fronte al Consiglio federale.

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