Giornata Onu: dramma Afghanistan
Stuprate, picchiate, sposate da bambine. e la legge latita
24 novembre, 17:03
di Maurizio Salvi e Syed Anwer
Non c'e' citta' ne' villaggio dell'Afghanistan dove non si possano raccogliere storie di maltrattamenti fisici o psichici subiti da donne, adolescenti, o addirittura bambine, di cui nessuno si e' voluto o potuto fare carico, e per le quali quindi non e' scattata la macchina della giustizia volta alla punizione dei colpevoli. Alla vigilia della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre) la Missione dell'Onu di assistenza all'Afghanistan (Unama) ha presentato un Rapporto che, pur in un linguaggio diplomatico, suona come un 'j'accuse' in cui si sottolinea che nei dieci anni seguiti all'uscita dei talebani dal potere a Kabul il lavoro a favore della parita' femminile del governo non e' stato sufficiente. In una conferenza stampa, l'Alto Commissariato per i diritti umani dell'Onu, Navi Pillay, ha detto che ''il governo dell'Afghanistan non e' ancora riuscito a far applicare la legge alla maggior parte dei casi di violenza contro le donne'' nonostante una specifica normativa approvata nel 2009. Questa legge - Eliminazione della violenza contro le donne (Evaw) - elenca oltre 20 reati, punendo i matrimoni di bambine e quelli forzati, la vendita o l'acquisto di donne con obiettivo o pretesto di matrimonio, il cosiddetto 'baad' (consegna di una donna o ragazza per risolvere una disputa), l'auto-immolazione forzata, lo stupro e le percosse. Un precedente Rapporto dell'Onu aveva sottolineato da parte sua che un terzo delle donne afghane sono sottoposte a violenza fisica e psicologica, mentre il 25% e' vittima di violenze sessuali. Molti di questi casi non vengono neppure denunciati.
La Commissione indipendente afghana per i diritti umani (Aihrc) ha registrato, fra marzo 2010 e marzo 2011, 2.299 incidenti di violenza contro le donne. Di questi, solo un quarto sono stati accolti dalla magistratura e solo nel sette per cento di essi vi e' stata una condanna. Inoltre, i tribunali hanno utilizzato la nuova legge appena nel quattro per cento dei casi. Soraya Suhrang, responsabile della Aihrc, ha detto all'ANSA che ''il 90% delle violenze possono essere catalogate come 'familiari' e che di esse il responsabile chiave e' quasi sempre l'uomo, il 'padrone' di casa''. Il rappresentante speciale dell'Onu in Afghanistan, Staffan de Mistura, ha osservato che ''i progressi sullo statuto delle donne afghane ottenuti negli ultimi dieci anni - compresi il 38% che va a scuola, le 69 parlamentari e perfino l'esistenza di alcuni piloti d'aereo di sesso femminile - sono messi in pericolo dall'applicazione irregolare della legge''. Cosi' l'immagine tradizionale della donna afghana con il burqa carta da zucchero che la nasconde da capo a piedi e' diventata una icona dietro la quale si nascondono pero' drammi terribili, di donne che sono uccise o sono spinte al suicidio, senza che i responsabili delle atrocita' siano puniti. E' ovvio che accanto al prudente entusiasmo con cui il governo del presidente Hamid Karzai fa applicare le leggi esistenti, vi e' anche l'azione cieca dei talebani che non dimostrano alcun entusiasmo per l'emancipazione femminile. Loro ad esempio la responsabilita' della morte (settembre 2008) di Malalai Kakar la donna di piu' alto grado della polizia di Kandahar City e di Sitara Achakzai, membro del consiglio provinciale della stessa citta', eliminata nell'aprile 2009.







