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Profilo: I due rivali, Gbagbo e Ouattara

11 aprile, 16:29

PARIGI - Ecco i profili dei due (ormai ex) rivali per il potere in Costa d'Avorio, il presidente decaduto, Laurent Gbagbo, catturato oggi nella sua residenza-bunker di Abidjan dopo giorni d'assedio, e il presidente eletto, Alassane Ouattara, che ha il sostegno dell'Unione africana e dell'Onu:

- LAURENT GBAGBO: 65 anni, nato in una famiglia modesta di rigida fede cristiana evangelica, in un piccolo villaggio dell' ovest, ha studiato in seminario e poi all'università di Abidjan. Diventato professore di storia, negli anni Settanta è stato membro di spicco del sindacato insegnanti. Negli anni Ottanta e Novanta è stato uno dei principali oppositori al regime dell'autocrate Felix Houphouet-Boigny, primo presidente ivoriano. Costretto a frequenti fughe in Francia, si è costruito una fitta rete di contatti nel partito socialista francese. Nel 1995 ha promosso il boicottaggio delle elezioni, per protesta contro una riforma costituzionale che le avrebbe rese non democratiche. Cinque anni dopo, nelle elezioni convocate a seguito del golpe militare che ha rovesciato il successore di Boigny, Henri Koinan Bedié, è stato eletto presidente della Costa d'Avorio, con un risultato contestato che ha di fatto dato il via all'attuale stagione di instrabilità politica. Un primo tentativo di destituirlo, nel 2002, con un colpo di Stato, non è andato a buon fine, ma ha lasciato il Paese spaccato tra sud filogovernativo e nord in mano ai ribelli.

- ALASSANE OUATTARA: 69 anni, figlio di una ricca famiglia di commercianti islamici, educato negli Stati Uniti, negli anni Settanta e Ottanta è stato prima economista al Fondo monetario internazionale, e consigliere della Banca centrale degli Stati dell'Africa dell'Ovest (Bceao). Il suo debutto nella politica ivoriana risale al 1990, quando l'allora presidente Felix Houphouet-Boigny lo nomina primo ministro, affidandogli l'arduo compito di risanare le disastrate finanze pubbliche del Paese. Dopo poco più di due anni viene sostituito, e torna al Fmi come vicedirettore generale. Nel 2000, propone la propria candidatura alle presidenziali, poi vinte da Laurent Gbagbo, ma si vede respingere dalla Corte suprema per "dubbi sulla nazionalità". Da allora si afferma come il principale oppositore di Gbagbo. Durante la guerra civile seguita al tentativo di colpo di Stato del 2002, prende la via dell'esilio in Francia. Nel 2005 annuncia la sua candidatura alle elezioni presidenziali, che saranno poi rinviate fino al novembre del 2010. Consultazioni di cui la comunità internazionale lo riconosce vincitore, con oltre il 54% dei voti.

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