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'Odissey Dawn', 110 missili Usa contro il Raìs

14 maggio, 22:38
Il lancio di un missile da una portaerei
Il lancio di un missile da una portaerei
'Odissey Dawn', 110 missili Usa contro il Raìs

di Marco Brancaccia
Pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. E' scattata l'operazione 'Odissey Dawn', cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente ai raid. Ma l'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. Gheddafi per ora ha reagito solo a parole con minacce gravissime: "il Mediterraneo è diventato un campo di battaglia", ha detto in serata attraverso un inusuale messaggio audio. "Attaccherò obiettivi civile e militari", ha aggiunto mentre la televisione libica diffondeva notizie secondo le quali i raid americani avrebbero colpito obiettivi civili in diverse zone del Paese, nonché un ospedale in un sobborgo della capitale seconde alcune testimonianze. Tripoli ha poi chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza e annunciato che non coopererà più nella lotta all'immigrazione clandestina.

Secondo fonti del Pentagono, sono almeno 110 i missili da crociera Tomahawk lanciati su una ventina di obiettivi sensibili del Colonnello: batterie contraeree, basi e depositi di carburante. La tv libica parla di "attacchi dei crociati" mentre migliaia di cittadini libici si sono offerti come scudi umani attorno al bunker del Colonnello a Tripoli. I primi missili contro le forze governative li hanno lanciati i jet francesi ieri alle 17:45: centrati in pieno i bersagli, quattro carri armati di Gheddafi.

A Tobruk è esplosa la gioia incontrollata degli insorti che seguivano su un maxi-schermo la diretta della tv satellitare Al Jazira. "Finalmente la Francia ha dato una speranza al popolo libico", ha detto il portavoce del governo di transizione degli insorti. Il via libera all'attacco militare è giunto dal vertice di Parigi con Onu, Ue, Usa e Paesi arabi, che ha dato luce verde ai caccia della coalizione internazionale per imporre con la forza il rispetto della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che prevede una no-fly zone rafforzata contro le truppe di Gheddafi e l'immediato cessate il fuoco per proteggere la popolazione civile. I primi aerei a raggiungere lo spazio aereo libico sono stati i caccia di Parigi, che hanno anticipato di qualche ora i Tomahawk americani e britannici.

Ieri poco dopo mezzogiorno, cinque aerei francesi sono decollati dalla base di Saint-Dizier per una missione di ricognizione su tutto il territorio libico. Quattro cacciabombardieri, due Rafale (Raffica) e due Mirage, ed un aereo radar Awacs hanno sorvolato la Libia "impedendo attacchi aerei delle forze di Gheddafi contro Bengasi", ha annunciato il presidente francese Nicolas Sarkozy al termine del vertice straordinario di Parigi. Sarkozy aveva concesso un'ultima possibilità al Colonnello per evitare l'attacco militare. "Gheddafi è ancora in tempo per evitare il peggio, se rispetterà senza ritardi e senza riserve" la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, aveva detto il presidente francese.

Da Brasilia, dove si trova in visita di stato, Barack Obama ha detto che "la popolazione civile libica deve essere protetta". "A Parigi c'é stato un forte consenso, siamo pronti ad agire con urgenza", ha detto il presidente americano che ha schierato numerose unità nel Mediterraneo per colpire le postazioni antiaeree di Gheddafi. Hillary Clinton ha precisato lo scopo della missione: non vogliamo rovesciare Gheddafi, il nostro obiettivo è proteggere i civili e permettere l'accesso degli aiuti umanitari. Berlusconi ha annunciato che per il momento l'Italia mette a disposizione solo le basi militari ma ha aggiunto che se sarà necessario parteciperà anche ai raid aerei. Intervenendo al vertice di Parigi, il presidente del Consiglio ha anche proposto Napoli come centro di coordinamento delle operazioni militari contro il Colonnello ed ha assicurato che non esiste un pericolo di ritorsione missilistica verso l'Italia. "Le forze armate assicurano che i missili libici hanno una gittata insufficiente", ha spiegato.

Dopo i raid, la Russia ha condannato "l'intervento straniero" in Libia. I primi caccia sono decollati mentre era ancora in corso il vertice di Parigi e da Bengasi giungevano notizie drammatiche di bombardamenti contro molti quartieri della città e perfino contro l'ospedale. Testimoni parlano di decine di morti e di migliaia di civili terrorizzati in fuga con ogni mezzo verso il confine col l'Egitto. L'attacco di Gheddafi contro Bengasi è stato rabbioso: la città è stata martellata per ore con lanci di razzi e colpi di artiglieria pesante. I tank hanno poi sferrato un attacco da terra cercando di rompere le sacche di resistenza nella parte orientale della città. La superiorità delle forze messe in campo da Gheddafi era talmente schiacciante che il leader degli insorti, Mustafa Abdul Jalil, ha invocato l'immediato aiuto della comunità internazionale. "E' in corso un bombardamento su tutti i distretti di Bengasi. Oggi ci sarà una catastrofe se la comunità internazionale non attuerà le risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Ci appelliamo alla comunità internazionale, a tutto il mondo libero affinché fermi questo sterminio di civili. Sulla strada per uscire dalla città ad est c'é una colonna di 160 chilometri di auto con famiglie terrorizzate", ha detto Jalil, che ha anche chiarito il giallo dell'aereo abbattuto ieri a Bengasi. "Era uno dei nostri", ha detto.

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