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Esperto, un totale disastro campagna anti Liu

09 dicembre, 17:00

PECHINO - La campagna scatenata dalla Cina contro il Comitato per il Nobel è stata "un totale disastro", che messo in luce la "tragica" situazione dei diritti umani in Cina e che ha fatto perdere a Pechino "le simpatie che si era conquistata in due, tre decenni di diplomazia cauta". Lo ha affermato in una conversazione con l' ANSA Nicholas Becquelin, ricercatore sui diritti umani in Cina per conto del gruppo Human Rights Watch. Cosa abbia spinto il gruppo dirigente cinese a sottoporre la diplomazia a quello che Becquelin definisce "uno sforzo terribile" per costringere gli altri Paesi a schierarsi sull' assegnazione del premio Nobel per la pace 2010 al dissidente detenuto Liu Xiaobo, ci sono opinioni diverse.

Alcuni chiamano in causa Carta08, il documento pro-democrazia lanciato proprio da Liu Xiabo, che sarebbe "troppo radicale". Altri sottolineano l' incombenza della successione al vertice, prevista per il 2012, che spinge la dirigenza verso un acceso nazionalismo. "Secondo me non ha senso, la reazione è stata sproporzionata...hanno sequestrato un numero imprecisato di persone, tagliato le comunicazioni dei dissidenti...", afferma Becquelin raggiunto per telefono ad Hong Kong, dove svolge la sua attività. "Penso che da almeno un anno in Cina abbia acquistato un enorme potere l' apparato di sicurezza, che ha convinto il gruppo dirigente ad investire tempo e risorse nel rafforzare la repressione di tutte le idee non ortodosse". "E questo - prosegue Becquelin - ha bloccato il cammino delle riforme politiche, che sembrano sempre più difficili. Io leggo in questo senso le affermazioni sulla necessità delle riforme politiche fatte nei mesi scorsi dal premier Wen Jiabao, un grido di allarme per questa situazione nella quale hanno sempre più potere l' apparato di sicurezza e i dirigenti che lo rappresentano ai massimi livelli, come i membri del comitato permanente dell' ufficio politico Zhou Yongkang e Li Changchun". Lo stesso, secondo l' attivista, sta accadendo nelle relazioni internazionali della Cina, "che negli ultimi mesi è stata vista come una potenza aggressiva da alcuni importanti Paesi vicini, come la Corea del Sud e l' India".

Negli ultimi anni, la Cina ha cercato di dar credito alla sua immagine di potenza in "crescita pacifica". "Ora tutto questo é stato distrutto...ma il problema più grave è all' interno, dove la società reclama sempre più spazi di libertà che il Partito Comunista ha chiarito di non voler concedere", prosegue Becquelin. "Ora è chiaro - conclude - che Pechino non intende accettare gli standard internazionalmente riconosciuti di libertà di espressione".

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