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Michele Misseri uscito dal carcere

Gip: 'Omicidio avvenne in casa. Lui era in garage'

11 marzo, 13:10
Michele Misseri
Michele Misseri
Michele Misseri uscito dal carcere

TARANTO - Michele Misseri è uscito dal carcere di Taranto: ha varcato il cancello a bordo di una Jeep con i vetri oscurati a bordo della quale c'era la figlia Valentina e condotta da un uomo. Misseri si copriva il volto con una coperta. Il gip del tribunale di Taranto Martino Rosati ha infatti accolto l'istanza di scarcerazione per l'uomo, detenuto dal 7 ottobre scorso per l'uccisione della sua nipotina Sarah Scazzi. Il gip ha disposto per l'indagato l'obbligo di recarsi ogni giorno a firmare in caserma dai carabinieri.

GIP, ZIO MICHELE EBBE ORDINE DI SOPPRIMERE CADAVERE - L'omicidio di Sarah Scazzi e' stato compiuto nell'abitazione dei suoi zii ''in assenza di Michele'', che pur essendo ancora formalmente indagato per concorso in omicidio, sembra destinato a rispondere in un eventuale processo a suo carico del solo reato di concorso nella soppressione del cadavere della quindicenne. La custodia cautelare per quest'ultimo reato e' di sei mesi. Essendo Misseri in carcere dall'ottobre scorso, i termini di custodia preventiva sono quindi scaduti.

La circostanza che Michele Misseri non abbia partecipato al delitto della nipote Sarah Scazzi, compiuto secondo l'accusa da Sabrina con il concorso morale della mamma Cosima, il gip la desume anche da un'intercettazione ambientale captata il giorno prima della confessione del contadino di Avetrana che porto' al suo fermo e al ritrovamento del corpo della 15enne. Il gip analizza l'intercettazione nell'ordinanza della scorsa settimana con la quale ha disposto la cattura di Cosima Serrano, moglie di Michele Misseri.

Dice l'uomo in una frase tradotta dal dialetto: ''Mi dispiace per la mia famiglia se vanno... (incomprensibile, ndr) io adesso li scopriro'... cosa vogliono dire, dicano quelli... e' andata cosi', che vogliono fare, fanno a tua figlia... io non li credo se uno non fosse voluto andare...''. Per il giudice, ''il riferimento di tali affermazioni'' e' ''all'omicidio di Sarah ed alla soppressione del suo cadavere'', frasi che seguono la convocazione dell'uomo in caserma per il giorno successivo. Dalle frasi - ragiona il giudice - si comprende che ''l'evento doloroso riguardava la propria famiglia ('mi dispiace per la mia famiglia') e che, fino ad allora, era stato tenuto nascosto ovviamente per proteggerla ('io mo' li scopriro''). E si capisce pure che la sua scelta non e' condivisa dagli altri componenti di essa ('cosa vogliono dire, dicano quelli... e' andata cosi''). Inoltre, Michele Misseri e' consapevole che, da quel che egli ha ormai deciso di fare, deriveranno conseguenze pregiudizievoli per la figlia ('cosa vogliono fare, fanno a tua figlia'): e questa non puo' che essere Sabrina, ''poiche' - come s'e' detto - Valentina vive a Roma''.

Secondo il gip Rosati, nel momento in cui, da solo, Misseri pronuncia quelle parole, ''ormai non e' piu' capace di mantenere un segreto cosi' devastante e, nonostante le pressioni ricevute per stare zitto, s'e' deciso a parlare, accettando anche quelle che sarebbero potute essere le conseguenze dannose per sua figlia Sabrina. La quale - non puo' che desumersi - e', dunque, la responsabile del tragico fatto che egli si accingeva a rivelare''. ''Peraltro - scrive ancora il giudice - l'inciso 'io non li credo' attesta due ulteriori circostanze: che l'omicidio era avvenuto in assenza di Michele; e che, in secondo luogo, piu' persone lo volevano inutilmente convincere di qualcosa''. ''Infine - sostiene il giudice - considerando che Sabrina e sua madre erano certamente in casa nel lasso di tempo in cui e' avvenuto l'omicidio, codesto inciso e' ulteriormente indicativo del fatto che esso si sia verificato all'interno dell'abitazione e non nel garage: luogo non certamente frequentato da costoro, ma semmai da Michele, molto probabilmente sceso costi' dopo l'arrivo di Sarah''.

Da ultimo il giudice analizza il significato dell'affermazione 'se uno non fosse voluto andare', frase che ''attesta - sostiene Rosati - che Michele Misseri abbia ricevuto per lo meno la richiesta di recarsi da qualche parte (se non proprio l'ordine, come peraltro e' piu' logico ritenere, visti i delineati caratteri delle sue donne di casa ed i descritti equilibri familiari, che lo vedevano spesso soccombente)''. ''Tale sua affermazione, letta - sottolinea il magistrato - alla luce dell'immediato trasporto del povero corpo di Sarah lontano da casa, nelle campagne del paese, e del fatto che proprio egli si sia occupato di tale incombente, da' conferma del fatto che, in quel soliloquio e sofferto sfogo, Michele si riferisse proprio all'omicidio di sua nipote''. In base a questo ragionamento, che sembra preannunciare il venir meno dell'accusa di omicidio per il contadino di Avetrana, il gip ha disposto nel pomeriggio di oggi, su richiesta della pubblica accusa, la scarcerazione dell'indagato fermato nell'ottobre scorso per omicidio, vilipendio e soppressione di cadavere.

ZIO LIBERO DOPO 236 GIORNI,IN CARCERE FIGLIA E MOGLIE - E' durata 236 giorni la carcerazione di Michele Misseri. il contadino di Avetrana e' tornato in liberta' questa sera dopo il fermo disposto il 7 ottobre scorso in conseguenza della lunga confessione che permise di ritrovare, in una cisterna, il cadavere di Sarah Scazzi. Dopo aver fornito sette versioni sul delitto, l'uomo sembra destinato a subire un processo per il solo reato di concorso in soppressione di cadavere. L'omicidio - secondo l'accusa - e' stato compiuto dalla figlia di Michele, Sabrina, fermata il 15 ottobre, con il concorso morale di sua madre, Cosima Serrano, che era in casa mentre Sarah veniva uccisa e non avrebbe fatto nulla per fermare la figlia. Cosima e' in carcere dal 26 maggio: assieme a Sabrina risponde anche di concorso in soppressione di cadavere per aver ordinato al marito di gettare nella cisterna il corpo della 15enne. le due donne si sono avvalse della facola' di non rispondere nell'interrogatorio di garanzia dinanzi al gip nel carcere di Taranto.

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