Settineri, da Palermo al Soprano's di Miami
Rampollo nuove cosche partecipava a summit Cosa Nostra americana
10 marzo, 18:46PALERMO - "Se fossi qui vedresti un pezzo di storia..." racconta Roberto Settineri al telefono. Settineri chiama da Miami. All'altro capo c'é Giuseppe Moscarello, legato alla cosca di Pagliarelli e proprietario di due ristoranti molto noti a Palermo, il "Gattopardo" e lo "Strascino". Il "pezzo di storia" di cui parla è quello che Settineri incontra a un summit mafioso negli Stati Uniti. E' stato convocato per discutere di affari, regole, traffici che legano le cosche siciliane e le "famiglie" di oltreoceano. Quella telefonata offre ora uno spaccato molto significativo dei nuovi assetti di Cosa nostra nei quali la vecchia guardia cerca di innestare le "nuove leve". Settineri è appunto una delle figure emergenti impegnate a guadagnare spazio nei centri di comando dell'organizzazione. Il ricambio passa attraverso il trasferimento dei giovani dalla Sicilia in America, secondo lo stesso itinerario di crescita seguito da Settineri che fino a qualche anno fa frequentava i luoghi "in" e le feste di Palermo, dove, dopo il trasferimento negli Usa, tornava un paio di volte l'anno con un nuovo stile "americano" vistosamente esibito: grosso sigaro in bocca, vestiti eleganti, muscoli vistosi, praticante di arti marziali a livello agonistico.
Negli Usa Roberto Settineri, 42 anni a luglio, svolgeva dal '98 un'attività commerciale che gli investigatori ritengono un "paravento" per i traffici tra le due sponde dell'oceano. Ufficialmente si occupava della distribuzione di vini italiani prima come direttore per l'area della Florida e per la regione caraibica della società "Vias imports Ltd inc." e poi come rappresentante di aziende vinicole siciliane. Aveva aperto anche il "Sopranòs café" un bar-ristorante noto nella comunità italo-americana a Miami. E negli Usa era in rapporti, secondo l'Fbi, con esponenti della famiglia Gambino come Gaetano e Thomas Napoli e Frankie Di Stefano inteso "the hat" (cappello) e vicino a Joseph Corozzo "Joe Joe", consigliere dei Gambino. E' in questo contesto che Settineri tiene relazioni, organizza incontri e cerca, come confida a Moscarello, di "ritagliarsi una storia" perché un uomo "senza storia non è nessuno".
Le frequentazioni con "padrini" di Cosa nostra affiora da altre conversazioni. In una intercettazione viene colto mentre cerca addirittura di trovare una soluzione per un'operazione finita male. Ne parla con Mario Miceli, preoccupato per la sorte del padre Salvatore sequestrato da organizzazioni di trafficanti colombiani che pretendevano il pagamento di una partita di cocaina sequestrata in Grecia. Per liberarlo, dice Settineri, "ci vogliono le medicine adatte". A suo giudizio, solo dalla droga potranno venire i soldi per salvare la vita al trafficante di droga. Il peso e l'influenza del cultore di arti marziali affiora da altri spezzoni di conversazioni telefoniche. Con Gaetano Napoli, parla di soggetti che stanno "tutti insieme", legati dalla "stessa cosa" con "l'amico nostro" che è in vacanza, cioé in carcere. E a un certo punto si fa cenno a un certo "Reynolds" della famiglia dei Colombo, con funzioni analoghe alle sue: "Mi devi capire... questo è come me".






