Dopo fascino sorpresa, interrogativi per editoria
Economist, nuovo gadget non resuscitera' chi sta morendo
28 gennaio, 21:41
(di Emanuele Riccardi)
NEW YORK - L'iPad, una via di mezzo tra un iPhone e un laptop, non è la pozione magica che rilancerà l'editoria in crisi spingendo automaticamente i lettori dei quotidiani a pagare i contenuti sul web, attirando nel contempo nuovi introiti pubblicitari. A 24 ore dall'attesissimo lancio del tablet della Apple, passato il fascino della sorpresa, appaiono i primi interrogativi seri sull'oggetto 'cult' del momento, l'iPad. Sono interrogativi che si aggiungono a quelli tecnologici risolvibili nelle future version: come la mancanza di telecamera, di slot per le carte memoria, l'impossibilità del multitasking o l'alta definizione 1080p. Se il discorso è chiaro per i libri, con l'adesione al nuovo iBooks Store, la libreria virtuale della Apple, da parte dei principali editori americani, c'é molta più confusione sui quotidiani e sui periodici. Sul suo blog un esperto americano come Damon Kiesow riassume così la posizione espressa dai principali commentatori Usa: saranno gli editori a decidere il futuro esatto dell'oggetto della Apple. Cioé occorreranno fantasia e soprattutto nuove idee per attirare abbonati ai nuovi servizi giornalistici, sennò l'iPad sarà soltanto un mini-pc in più, anche se molto bello. Nella sua lunga e dettagliata presentazione di ieri al Yerba Buena Center di San Francisco, Jobs è stato molto esplicito sui libri, poco sui quotidiani, segno che la strategia è ancora tutta da disegnare o almeno da sviluppare in profondità. L'unico modello concreto presentato è quello del futuro sito del New York Times, che a prima vista assomiglia molto all'attuale website della 'vecchia signora in grigio'. Contrariamente a quanto succede per il Kindle, il lettore elettronico della Amazon attuale leader del mercato nonostante l'interfaccia spartana, non esiste ancora un modello di lettura di un quotidiano elettronico a pagamento per l'iPad. Lo riconosce lo stesso Nyt scrivendo che "il Times non ha concluso nessun accordo con la Apple: è quindi ancora troppo presto per capire se il quotidiano venderà la sua App (il programmino) o se chiederà un abbonamento per l'iPad".
E' pessimista Christian Hendricks, vicepresidente per i media interattivi del gruppo McClatchy, che pubblica quotidiani come il Miami Herald e il Kansas City Star: "Abbiamo visto poco interesse sugli abbonamenti" per l'iPad, spiega allo stesso Nyt. A Jobs dedica infine una spiritosa copertina l'Economist in edicola domani: un Jobs Gesù con in mano l'iPad, sotto un titolo in caratteri gotici cubitali 'Il Vangelo di Jobs'. Duro il sottotitolo: 'speranza, montatura giornalistica e iPad'. L'editoriale del settimanale britannico sottolinea la sfida di Jobs, che dopo avere cambiato il mercato della musica e la telefonia vuole ora "trasformare non solo un'industria, ma tre: i computer, le telecom e i media". Il tablet - prosegue l'Economist - non salverà le compagnie editoriali in grosse difficoltà, che dipendevano dalle inserzioni, migrate sul web. E sovvenzionare l'acquisto di iPad risulterà carissimo: i quotidiani sono già disponibili sul Kindle, anche se l'iPad offre il vantaggio della pubblicità. Ad ogni modo - è la conclusione del settimanale - "società legate ai media stanno morendo, e non sarà un nuovo gadget a resuscitarle. Neppure la tablet di Gesù è in grado di fare miracoli".







