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Cinque giorni di degenza, è più lunga del previsto

17 dicembre, 16:51

(di Paolo Barbieri)
MILANO - Nonostante la smorfia di dolore e il viso coperto di sangue, sembrava che il colpo ricevuto al viso dal lancio di una statuetta del Duomo di Milano, avesse provocato solo una ferita leggera e una contusione. Il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi, infatti, anche se ferito, prima di abbandonare la piazza, era salito sul predellino dell'auto per salutare i suoi sostenitori e rassicurarli del suo stato di salute. Ricoverato all'ospedale San Raffaele, invece, le conseguenze del lancio della statuetta si sono rivelate molto più serie e la degenza è durata cinque giorni nel corso dei quali si sono susseguite le visite dei presidenti del Senato e della Camera, Renato Schifani e Giancarlo Fini, di ministri ma anche di avversari politici (tra questi il segretario del Pd Pierluigi Bersani), di personaggi dello spettacolo come Lino Banfi oltre naturalmente a quelle dei familiari.

13 dicembre - Subito dopo l'aggressione sembra che Berlusconi in ospedale debba rimanere giusto il tempo per una medicazione. Il bollettino medico chiarisce invece che le ferite riportate sono molto più gravi: "Perdita copiosa di sangue con lesione lacero-contusa interna ed esterna e due denti lesi, di cui uno superiore fratturato. Sottoposto ad una tac precauzionale per decisione dei medici che decidono di tenerlo in osservazione per 24 ore.
14 dicembre - Il medico personale di Berlusconi, Alberto Zangrillo, che è anche primario di anestesia e rianimazione all'ospedale San Raffaele di Milano, spiega che il premier non riprenderà l'attività lavorativa "prima di dieci giorni". E' il giorno delle dichiarazioni di solidarietà e di condanna e all'ospedale Berlusconi riceve le visite, tra gli altri dei presidenti del Senato e della Camera, Renato Schifani e Giafranco Fini, di Umberto Bossi, di Giulio Tremonti e di Pierluigi Bersani.
15 dicembre - "Appare un po' stanco e sente più dolore rispetto ai giorni scorsi, perché questo tipo di traumi si avvertono di più a freddo": lo spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. A causa del dolore riesce a mangiare poco anche se non è necessario alimentarlo utilizzando una flebo come avvenuto nei giorni precedenti. Le visite vengono filtrate e tra le centinaia di telefonate arriva anche quella del presidente degli Stati Uniti Barak Obama il quale, oltre ad informarsi sulle condizioni di salute, lo ringrazia per il contributo italiano in Afghanistan e per la decisione del Governo italiano di inviare altri mille uomini nel corso del 2010.
16 dicembre - E' annunciato come il giorno delle dimissioni invece la notte per il presidente del consiglio è stata difficile. Il dolore per il colpo subito si riacutizza come la cervicalgia che lo tormenta da tempo e la difficoltà a nutrirsi, fanno decidere ai medici di trattenerlo. In serata, tra l'altro, un giovane piemontese con problemi psichici tenta di introdursi nei locali dei degenti solventi dove è ricoverato Berlusconi.
17 dicembre - Alle 11:48 Silvio Berlusconi lascia l'ospedale per raggiungere la sua residenza ad Arcore. Dal finestrino dell'auto saluta i cronisti con la mano. Sono visibili due cerotti sul labbro e sul naso. Attraverso Palazzo Chigi fa sapere che di questi giorni gli rimarranno due cose: "L'odio di pochi e l'amore di tanti, tantissimi, italiani. Agli uni e agli altri faccio la stessa promessa: andremo avanti con più forza e più determinazione di prima sulla strada della libertà".

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