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Inchiesta trans, la verità di Natalie

24 novembre, 23:44

ROMA - "Su Cafasso non so dire niente ma certo la morte di Brenda è strana, certamente altri potevano avere interesse che sparisse perché spesso quando era ubriaca rapinava i clienti, li trattava male e chiedeva i soldi ai trans". Lo ha detto Natalì, la transessuale che il 3 luglio scorso era presente al blitz dei carabinieri con Piero Marrazzo nel corso di un'intervista con Bruno Vespa durante la registrazione della puntata di Porta a Porta che andrà in onda questa sera. Vespa le aveva chiesto che idea si fosse fatta delle morti di Brenda e del pusher Gianguerino Cafasso.

"MARRAZZO NON SAPEVA DI RICATTO" - "Marrazzo non sapeva del ricatto". Lo ha affermato il trans Natalì, che il 3 luglio si trovava con Piero Marrazzo al momento del blitz dei carabinieri, nel corso di un'intervista con Bruno Vespa durante la registrazione della puntata odierna di Porta a Porta. "Il primo febbraio scorso sono stata in Brasile - prosegue - ne sono tornata il 30 maggio. Dopo 15 giorni ho incontrato Marrazzo, lui mi ha detto che mentre ero via si era incontrato con due transessuali brasiliane, ma non ha fatto nomi, non li ricordava. A marzo, mi ha detto, è andato a casa di una transessuale, ma lì ne ha trovata un'altra. Lui mi ha detto di aver avuto rapporti con entrambe due volte, e una aveva fatto delle foto. Lui chiese loro di cancellarle. Mi ha detto che loro lo avevano fatto". Ma allora, le ha chiesto Vespa, come sono usciti i nomi di Brenda e Michelle? "Lui - ha risposto Natalì - non li ha mai fatti quei nomi. Nel giro però mi hanno detto che sul telefonino di Brenda c'erano delle foto di Marrazzo, e allora ho capito che si trattava di lei e di Michelle, perché abitavano insieme. Glielo ho detto". Riguardo ai soldi Natalì ha affermato che, a suo avviso, "28-30 mila euro sono troppi. Piero non sapeva del ricatto, perché Brenda e Michelle gli avevano detto che le foto erano state cancellate, ma lui non poteva esserne sicuro al 100%. Quei soldi sono troppi, i trans spesso tendono ad esagerare. Non auguro a nessuno - ha concluso Natalì - ciò che é successo a Brenda. Ma se mi chiedi di Marrazzo, so di cosa parlo, sulle altre non so dire. Non ho paura, perché la verità l'ho sempre detta, e la sappiamo io e Marrazzo".

"ECCO COSA SUCCESSE IL 3 LUGLIO" - Ha ricostruito davanti alle telecamere di Porta a Porta, nella registrazione della puntata di oggi, cosa successe quel 3 luglio a via Gradoli il trans Natalì, coinvolto nel caso Marrazzo e che si trovava con l'ex presidente della Regione Lazio nell'appartamento durante il blitz dei carabinieri. "Marrazzo mi ha chiamato verso mezzogiorno a casa, mi ha chiesto se ero lì. Io ho risposto di si e dopo poco tempo è arrivato. Mi ha stupito perché era pomeriggio. Dopo pochi minuti hanno bussato. Io sono andata alla porta e ho sentito dire da fuori 'apri, sappiamo che qui c'é una festà. Io non volevo aprire - prosegue la trans - ma Marrazzo mi ha detto che potevo farlo. C'erano due persone in borghese senza il tesserino da carabiniere. Mi hanno chiuso fuori dal balcone e hanno abbassato la serranda e tirato le tende. Casa mia è fatta in modo tale che non potevo né sentire né vedere che cosa succedeva all'interno. Dopo 20 minuti circa mi hanno fatta rientrare. I carabinieri mi hanno detto di stare zitta, mi hanno insultato, mi hanno detto che altrimenti mi avrebbero portata in caserma. Volevano da Marrazzo 50 mila euro a testa sennò saremmo andati tutti in caserma. Gli hanno chiesto il cellulare, minacciandolo, ma lui non glielo ha dato, gli ha dato il numero dell'ufficio. Poi mi hanno riportato nuovamente sul balcone. Sono rientrata dopo altri 10 minuti. Quando sono andati via - continua Natalì - sono rimasta a parlare con Marrazzo. Lui stava male, mi ha detto che avevano preso dal suo portafoglio 2.000 euro. Non l'ho visto firmare assegni, né lui me lo ha detto. E' rimasto a casa mia altri 10 minuti, gli ho dato un bicchiere d'acqua. Poi se ne è andato. Dopo un po' mi ha richiamato a casa, mi ha detto di venire a casa sua. Io ho chiamato un taxi. Sotto casa sua c'era l'autista che mi ha fatto il segnale che potevo entrare. Lui voleva parlare con me, diceva che non poteva parlare con nessun altro. Mi ha detto di non dire a nessuno cosa era successo. Non sapeva di alcun filmato".

"QUELLA SERA CAFASSO NON C'ERA" - "La sera del 3 luglio in via Gradoli Gianguerrino Cafasso non c'era, c'erano solo i due carabinieri". Lo ha detto il trans Natalì nel corso di un'intervista con Bruno Vespa durante la registrazione della puntata di oggi di Porta a Porta. Il giornalista ha però sottolineato che i carabinieri sostengono che Cafasso invece era presente. "E' una bugia - ha replicato Natalì - lui è morto, ecco perché è facile dire di lui quello che si vuole. Non posso dire che non lo conoscevo, perché tutti lo conoscevano. Però non era certo un mio amico".

"MARRAZZO NON USAVA DROGA CON ME" - "Conosco Marrazzo da tanti anni, e non ha mai portato, né mi ha chiesto di portare la droga". Lo ha detto il trans Natalì, coinvolta nel caso Marrazzo, durante un'intervista con Bruno Vespa nel corso della registrazione della puntata di oggi di Porta a Porta. "Io non uso droga - ha proseguito - ho dei certificati dai quali si vede che non mi drogo né ho malattie. Io sono la persona che frequentava di più, e lui sapeva che a me la droga non piace. Non posso affermare con certezza ciò che succedeva con gli altri, ma a me non ha mai detto che prendeva droga, anche perché sa che a me non piacciono i clienti con la droga". Vespa le ha chiesto allora del piatto con la cocaina che sarebbe stato presente quella sera al momento del blitz: "no, lui l'ha vista solo quando poi si è vestito e l'ha vista sul piatto insieme al suo tesserino. Ci è rimasto male perché l'avevano sottratto insieme al denaro.

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