Csm: con ddl a rischio fino a 40% dei processi penali
24 novembre, 22:27ROMA - Fino al 40 % dei procedimenti penali a rischio, con possibili punte del 50% a Roma, Bologna e Napoli. E ancora peggio nel civile, dove il pericolo può investire la metà dei processi, i due terzi nella sola capitale. Il Csm tira le prime parziali conclusioni sull'impatto che il ddl sul processo breve avrà dopo le audizioni dei presidenti e dei procuratori dei nove maggiori uffici giudiziari. Audizioni compiute oggi pomeriggio dalla Sesta Commissione di Palazzo dei marescialli. E il quadro che ne emerge e che viene riferito in una conferenza stampa - alla quale partecipano il vice presidente Nicola Mancino, la presidente della Commissione Ezia Maccora, insieme a tutti gli altri componenti- è preoccupante. A Milano , che è pure un ufficio che funziona bene e dove perciò il rischio nel penale è limitato al 10% , potrebbero finire nel nulla alcuni dei processi più importanti: oltre a quelli Mills e Mediaset, i procedimenti sulla clinica Santa Rita, e sui casi Telecom, Bnl, Antonveneta e Parmalat 2 (per il quale l'estinzione avverrebbe subito). A Torino sono 28 i procedimenti in pericolo e tra loro quello anche che riguarda l'Eternit. E in generale in tutta Italia in pericolo sono i procedimenti più complessi quelli che riguardano la corruzione, la truffa, i casi di morte per colpa medica, i maltrattamenti in famiglia. "Non c'é la volontà di contrapporre i nostri ad altri dati", chiarisce subito Mancino, che parla di "dovere di verità".
LA SITUAZIONE NEL PENALE: E' a macchia di leopardo. Tant'é che in conferenza stampa la Commissione parla di una forbice compresa tra il 10 e il 40 % dei processi a rischio estinzione. Anche se poi su questa percentuale potranno pesare in peggio i processi che oggi si definiscono con i riti alternativi e che rappresentano allo stato il 60 % del totale e che gli imputati non avranno più interesse a scegliere a fronte della prospettiva della prescrizione. E anche per i processi in appello il pericolo estinzione è elevato, considerato che metà del tempo limite previsto dalla riforma (2 anni)se ne va in molti uffici giudiziari per la semplice trasmissione degli atti dal primo al secondo grado di giudizio. Senza parlare della prevedibile "moltiplicazione dei processi" che si avrà per la necessità di stralciare le posizioni degli imputati non incensurati o accusati di reati esclusi dall'applicazione del processo breve. Esclusioni che fanno immaginare ai consiglieri una "marea di ricorsi alla Corte costituzionale".
LA SITUAZIONE NEL CIVILE E' quella che viene giudicata più allarmante: in questo caso la forbice va dal 20% per gli uffici più virtuosi a quasi, e in alcuni casi, a ben oltre il 50% per quelli in situazione peggiore. Un "disastro totale da per tutto" come dice il consigliere Giuseppe Maria Berruti, che comporterà dei pesanti oneri per lo Stato tenuto a risarcire i ritardi in base alla legge Pinto. E la situazione potrebbe diventare addirittura peggiore considerato che chi non troverà soddisfazione nel processo penale, proprio per effetto della prescrizione, avvierà quasi certamente un'azione civile.






