Giustizia: ddl parte al Senato, il Pd insiste: ritiratelo
Tecnici al lavoro per modifica reato corruzione atti giudiziari
24 novembre, 19:32di Anna Laura Bussa
ROMA - Parte in commissione Giustizia al Senato l'iter parlamentare del ddl per i processi brevi. E tutto si svolge in modo rapido, senza intoppi. Il senatore Giuseppe Valentino (Pdl) legge in meno di un quarto d'ora la relazione e poi si decide di rinviare per la discussione generale alla prossima settimana. Domani alle 16 si riunirà l'ufficio di presidenza della commissione, richiesto dal capogruppo dell'Udc Giampiero D'Alia, "per decidere - spiega il presidente della commissione Filippo Berselli - come proseguire i lavori". Berselli, infatti, aveva anticipato in un'intervista che sul ddl che fissa a sei anni la durata massima di un processo le audizioni non sarebbero state necessarie.
"Ma i passaggi formali vanno rispettati - incalza D'Alia - e a decidere come andare avanti con l'esame del provvedimento di solito non è il presidente della commissione, bensì l'intero ufficio di presidenza". Poi, secondo i centristi, ci sono "troppe contraddizioni della maggioranza che vanno chiarite". All'inizio, ricorda l'opposizione, la priorità per il governo era la riforma del processo penale che ora invece passa in secondo piano visto che Lega e Pdl votano 'no' alla richiesta di accorpare il suo esame a quello del ddl 'accorcia-processi'. Poi è la volta delle intercettazioni. Ma anche queste "giacciono da prima dell'estate nei cassetti del Senato" senza che accada nulla. Infine, il riordino della professione forense "che neanche provano a calendarizzare per l'Aula". "Poche idee, insomma, ma confuse", è la critica di D'Alia. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e il presidente dei senatori Anna Finocchiaro invitano, intanto, la maggioranza a ritirare il testo firmato dai capigruppo di Pdl e Lega Maurizio Gasparri e Federico Bricolo. "Siamo pronti a parlare della riforma della giustizia, ma non a una legge per evitare i processi al premier", taglia corto Bersani. La seduta di commissione, comunque, lascia il centrosinistra con l'amaro in bocca. "Una relazione brevissima per un processo breve", è il commento ironico del vicecapogruppo del Pd Luigi Zanda. "Ci rivolgeremo alla giunta per il Regolamento - avverte il responsabile Giustizia Idv Luigi Li Gotti - perché tutti i disegni di legge devono avere uguale diginità". E non esiste che ci possa essere "una corsia preferenziale solo per quelli che servono ad ammazzare i processi".
Prima, è il refrain delle opposizioni, si sarebbero dovute esaminare tutte le altre riforme inserite nel calendario dei lavori prima del ddl. Ma Pdl e Lega da questo orecchio non ci sentono e sul ddl intendono andare avanti come treni, come si intuisce dalla previsione di Berselli: "Il Senato voterà il testo entro Natale", assicura. Così la Consulta Giustizia del Pdl si riunisce con gli alleati del Carroccio per fare il punto sugli emendamenti da presentare, che non saranno tanti, assicura Berselli, ma ci saranno. Poche le certezze: sicuramente verrà tolta la norma che vieta il processo breve per i clandestini. E si starebbe pensando a ridurre la disparità di trattamento tra recidivi e incensurati per evitare una censura di incostituzionalità. Ma spunta anche un'altra proposta (che potrebbe diventare una leggina ad hoc): quella che punta a modificare il reato di corruzione in atti giudiziari, di cui è imputato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e che ha portato alla condanna di secondo grado dell'avvocato inglese David Mills. Il meccanismo è semplice: si specifica che il reato non è più punibile se la corruzione è "susseguente". Se la promessa o la consegna di denaro, cioé, è successiva all'atto compiuto per favorire o danneggiare una parte in un processo. Così facendo, si spiega nel Pdl, Berlusconi e Mills uscirebbero subito dai rispettivi processi.






