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Nei luoghi pubblici, croce o parete bianca?

Norme controverse su esposizione a scuola, in tribunali e seggi

03 novembre, 18:45

Crocifisso a scuola

Crocifisso a scuola

di Enzo Quaratino

ROMA - E' legittima l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici - in particolare nelle scuole, nelle aule di giustizia e nei seggi elettorali - o è in contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza dei cittadini, di libertà di religione e di laicità dello Stato? La questione si ripropone alla luce della sentenza della Corte europea per i diritti dell'uomo, che oggi - esaminando un caso avvenuto ad Abano Terme (Padova) - ha detto no all'Italia sull'esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche.

Ma l'Italia ha già presentato ricorso contro la sentenza, ritenendo del tutto legittimo esporre il simbolo della croce nei luoghi pubblici. La presenza del crocifisso nelle scuole pubbliche è tuttora previste da due norme regolamentari contenute in regi decreti del 1924 e del 1928 relativi agli arredi scolastici, riconducibili, dunque, all epoca dello Stato confessionale, sancito dallo Statuto Albertino. Su tali norme era stato chiesto dal Tar del Veneto un controllo indiretto di legittimità costituzionale alla Consulta, la quale, tuttavia, proprio per la natura regolamentare (e non legislativa) delle disposizione, aveva dichiarato inammissibile la questione. La vigenza di quelle norme - non abrogate né alla luce della Costituzione repubblicana, né del Concordato tra Italia e Santa Sede del 1929, né degli accordi del 1984 di modifica dei Patti Lateranensi - è stata ribadita dal Consiglio di Stato (sentenza n. 556 del 13 febbraio 2006).

Il crocifisso non va rimosso dalle aule scolastiche - ha sottolineato l' alta corte amministrativa - perché ha "una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni"; non è, dunque, né una "suppellettile", né solo "un oggetto di culto", ma un simbolo "idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili" - tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, riguardo alla sua libertà, autonomia della coscienza morale nei confronti dell" autorità, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione - che hanno un'origine religiosa, ma "che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato". L'esposizione del crocifisso nelle aule di giustizia è prevista da una circolare del 29 maggio 1926 del ministro di Grazia e giustizia Alfredo Rocco.

Tale circolare è stata ritenuta da taluni abrogata in base all'articolo 15 delle preleggi, perché incompatibile soprattutto con il principio di laicità dello Stato. Diverse pronunce giurisdizionali hanno, invece, concluso che la circolare del ministro Rocco, per quanto antica, è ancora vigente. Ma la Corte di Cassazione, di recente, pur senza entrare nel merito (avendo risolto in altro modo il caso che le era stato sottoposto), ha riproposto alcune questioni che - a parere della stessa Corte - meriterebbero "un adeguato approfondimento": la circolare Rocco è solo un atto amministrativo, non assistito da specifica previsione di legge; la circolare, tenuto conto anche del periodo a cui risale, non sembra in linea con i principi costituzionale di laicità dello Stato, di libertà di coscienza e di libertà di religione, quest'ultima intesa non solo come libertà di professare la propria fede, ma anche come tutela del credente di fede diversa e del non credente che rifiuta di aveva una fede. Motivo di ripetute, recenti polemiche è stata anche l'esposizione del crocifisso nei seggi elettorali (quasi sempre coincidenti con le aule scolastiche), non prevista da alcuna norma, ma neppure vietata e, pertanto, quasi sempre confermata dalla giurisprudenza comune.

"Storica" è considerata dagli atei e dagli agnostici una sentenza del 2000 della Corte di Cassazione, che, in nome della libertà di coscienza, ha assolto un uomo ritenendo "giustificato" il suo rifiuto di svolgere le funzioni di scrutatore per la presenza del crocifisso nei seggi elettorali.

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