Obama, per comitato scelta non e' prematura
Presidente Jagland: 'apre il mondo come Brandt apri' l'Europa'
09 ottobre, 18:25
di Marco Galdi
ROMA - La scelta di Barack Obama, accolta con sorpresa praticamente dal mondo intero, non è prematura per il comitato norvegese che gli ha assegnato il Nobel per la Pace. Al contrario, il presidente americano è l'uomo di una svolta epocale. Tanto che nella motivazione del premio si dice che "per 108 anni il Comitato ha cercato di stimolare proprio quella politica internazionale e quegli atteggiamenti di cui Obama è il portavoce a livello mondiale".
E' stato comunque un annuncio a sorpresa quello di Thorbjorn Jagland, presidente del Comitato del Nobel per la pace, nonché vicesegretario del Consiglio d'Europa ed ex premier laburista norvegese. Quando ha fatto il nome del "presidente Barack Obama", dalla platea dei giornalisti radunati ad Oslo si è alzato un sonoro mormorio. Sul volto di Jagland è passato appena il lampo di un sorriso, che non gli ha impedito di continuare citando gli "sforzi straordinari nel rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli" ma anche "la visione ed il lavoro" di Obama per "un mondo senza armi nucleari". La sorpresa dei media per un premio assegnato appena nove mesi dopo l'insediamento di Obama alla Casa Bianca, è stata espressa alla prima domanda. "Molti penseranno che è troppo presto..." ha detto un giornalista della televisione pubblica norvegese. Jagland ha risposto prontamente che "lo statuto del Premio prevede che venga premiata l'azione compiuta nei 12 mesi che precedono la scelta".
Cosa abbia già fatto di concreto Obama, lo ha sottolineato l'influente segretario del Comitato, Geir Lundestad in una intervista pubblicata da nobelprize.org: "Aver cambiato il clima internazionale ed aver messo in piedi un nuovo ordine internazionale è già un atto concreto. Si spera, naturalmente, che col tempo si arrivi a cambiamenti concreti ma abbiamo avuto la sensazione che fosse appropriato sostenerlo finché si può nella sua continua lotta a favore dei suoi ideali". Un concetto, quello della speranza per il futuro, espresso più volte da Jagland che - in un altro passaggio della conferenza stampa trasmessa in diretta dal sito di Nrk - ha ricordato come il Comitato "abbia ripetutamente cercato di dare il premio allo scopo di incoraggiare l'opera di molte personalità". Il presidente ha citato i casi di Willy Brandt (premiato nel 1971 per la sua Ostpolitik, che anticipava di 18 anni la caduta del Muro e la riunificazione), Michael Gorbaciov (insignito nel 1990, appena pochi mesi dopo la caduta del Muro) e dello stesso Lech Walesa, che invece è stato uno dei primi ad esprimere perplessità sulla tempistica della scelta. "Obama sta aprendo il mondo - ha detto in particolare Jagland - così come Willy Brandt aprì l'Europa". A giocare a favore del presidente americano - ha detto Jagland - è stato anche il suo impegno a favore dell'ambiente. Un aspetto della politica del nuovo presidente americano che sarà sottolineato il prossimo 10 dicembre quando la consegna del premio avverrà in simbolica coincidenza con la Conferenza internazionale sul clima di Copenaghen. Ma è stata probabilmente la figura carismatica del presidente americano a convincere il Comitato del Nobel. Tanto da spingere Jagland a dire che "grazie al lavoro di Obama gli Stati Uniti ora hanno un ruolo più costruttivo". Si riferiva al cambiamento di rotta rispetto ai tempi della conferenza di Kyoto, ma la sensazione è che sul Comitato di Oslo alla fine abbia fatto presa la differenza tra Obama e gli otto anni di George W. Bush.






