Lisbona: Irlanda dice si', l'Europa puo' ripartire
03 ottobre, 20:31
DUBLINO - E' stata una valanga di Sì, inattesa anche per i più ottimisti tra i sostenitori del Trattato di Lisbona: chiamata ad esprimersi per la seconda volta sul documento che riforma l'Ue a 27, l'Eire - che nel 2008 aveva bocciato il Trattato - stavolta ha approvato, con un massiccio 67,13% dei consensi. Il No si è fermato al 32,87.
Rispetto allo scorso anno, un clamoroso 20,5% di irlandesi ha cambiato idea. Colpiti dalla recessione, a differenza di 18 mesi fa, i 3,1 milioni di elettori dell'Eire hanno raccolto il messaggio del governo del premier Brian Cowen e dell'ampio fronte che sosteneva il Sì, dai maggiori partiti, alle grandi aziende, alle celebrità: con l'Europa abbiamo un ancoraggio sicuro per uscire dalla crisi, e solo grazie all'Ue non siamo sprofondati in un tracollo economico. Per converso, hanno respinto gli ammonimenti catastrofici agitati dai seguaci del No: perdita della sovranità e della neutralità nazionale, imposizione di politiche fiscali, leggi sull'aborto permissive e persino una fantasiosa riduzione della paga minima oraria a 1,84 euro.
La vittoria si era andata profilando sin da ieri notte, quando exit poll informali condotti dai partiti indicavano una prevalenza dei favorevoli. Ma poco dopo l'apertura delle urne alle 9 di stamane e l'inizio del conteggio, è iniziata a manifestarsi la magnitudine della vittoria del Sì, oltre ogni previsione: alla fine si è attestato poco oltre il 67% a livello nazionale, ma ha toccato punte straordinarie, come nel collegio di Dun Laoghaire, poco a sud di Dublino, dove ha raggiunto l'81,17%.
L'affluenza è stata del 59% (ancora più alta nelle cifre ufficiali rispetto all'annuncio della tv pubblica Rte, che parlava del 58) contro il 53,13% del 2008. Durante la mattinata, le conferme erano arrivate sia dai favorevoli, come il ministro degli Esteri Micheal Martin, che dai contrari, come l'imprenditore Declan Ganley, protagonista nel 2008 di una vittoriosa campagna per il No con la sua organizzazione Libertas. Poco dopo le 14,30 è giunto l'annuncio ufficiale di un raggiante Taoiseach (premier in gaelico irlandese) Cowen: "Il Sì ha vinto. Oggi il popolo irlandese ha parlato con una voce chiara e forte. E' un buon giorno per l'Irlanda e un buon giorno per l'Europa. Noi, come nazione, abbiamo compiuto un passo decisivo per un'Irlanda più forte, più giusta e migliore, e per un'Europa più forte, più giusta, e migliore. Andiamo avanti, in Europa".
Per lui, questa vittoria significa anche ossigeno politico: una nuova sconfitta, dopo quella dell'anno scorso, avrebbe quasi sicuramente provocato le sue dimissioni. Ganley, che era entrato solo tre settimane fa nella campagna referendaria dopo aver promesso di non farlo (all'epoca della sua sonora sconfitta nelle europee di giugno), si è detto "sorpreso" dalle dimensioni della vittoria del Sì.
"Sono deluso, certo. Ma rispetto il risultato, in ogni caso, la gente si è espressa". Amareggiato anche Gerry Adams, leader del Sinn Fein, unico grande partito irlandese (il SF è presente sia in Eire, sia in Ulster) a essere per il No: "Questo voto mina la struttura sociale di questo Paese. Ma i sostenitori del No non si perdano d'animo. La battaglia continua, per i diritti e l'eguaglianza, in Europa ma soprattutto in Irlanda" Ma se il fronte del No mastica amaro, la gioia dei sostenitori del Sì, molto più attivi quest'anno rispetto alla campagna del 2008, hanno gridato di gioia all'annuncio dei risultati ufficiali al Castello di Dublino. Proprio come i loro avversari, 18 mesi fa, orgogliosi dello schiaffo dato dalla Tigre Celtica economica ancora in salute ai suoi immaginari 'invasori'. Ma le cose, in Irlanda ed Europa, sono molto cambiate in questi mesi. L'Eire ha scelto, l'Ue può ripartire.






