Quarta tappa, gran numero di Battaglin
Figlio di Giovanni vince in Calabria - FOTO
09 maggio, 18:36
dell'inviato Adolfo Fantaccini
Il cognome é di quelli che hanno fatto la storia del ciclismo. Al Giro d'Italia, vinto nel 1981, come al Tour, dove si aggiudicò la classifica scalatori nel 1979, con tanto di passerella in maglia a pois sui Campi Elisi, a Parigi. Quel Battaglin si chiamava Giovanni, quello che oggi si è imposto prepotentemente - e con uno sprint alla Roger De Vlaeminck - sul traguardo di Serra San Bruno, si chiama Enrico, non è parente dell'illustre predecessore, e deve compiere ancora 24 anni, ma dimostra di essere pronto per i grandi traguardi. Il giovane di Marostica (Vicenza) è partito negli ultimi 100 metri e ha creato il vuoto alle proprie spalle, staccando di poco un altro giovane, Fabio Felline, ma anche il palermitano Giovanni Visconti, che non riesce a ritrovare la strada della vittoria, dopo avere indossato pure la maglia rosa al Giro del 2008, partito dalla 'sua' Palermo.
Luca Paolini ha conservato la maglia rosa conquistata ieri, mentre Bradley Wiggins è rimasto imbrigliato nella parte finale del percorso da una caduta che ha coinvolto Salerno e Garate, accumulando un ritardo di 17", che il giudice di corsa ha convalidato, azzerando invece il ritardo (come da regolamento) dei due sfortunati corridori finiti a gambe all'aria. Insomma, per il 'baronetto' inglese, il Giro sembra essere cominciato in salita: il leader della Sky rischia di presentarsi alla cronometro di sabato a Gabicce Mare quasi in apnea. Niente di grave, per un asso delle prove contro il tempo come lui, tuttavia inducono quantomeno alla riflessione le incertezze palesate nella discesa di ieri, che non era certo un banco di prova durissimo, insormontabile.
L'impressione è che questo Wiggins, sempre propenso a giocare a nascondino, nella parte iniziale della corsa rosa, possa essere attaccato e magari pure messo alle corde nei terreni a lui meno congeniali: le discese più ripide. Anche perché, il Giro, mai come quest'anno, può essere considerato d'Italia. Dopo la maglia rosa conquistata da Puccio, quella indossata da Paolini, le vittorie di quest'ultimo e, oggi, di Battaglin, sembra esserci poco spazio per i corridori venuti da lontano. A parte, ovviamente, l'exploit di Mark Cavendish, nella prima tappa, a Napoli. Ma c'é di più: nel finale di questa 4/a frazione si è rivisto Danilo Di Luca, vincitore del Giro d'Italia nel 2007, che a 37 anni sembra in grado di poter stupire ancora.
L'abruzzese è stato protagonista di un'azione nella parte finale del tracciato, ma è stato ripreso a circa 300 metri dall'arrivo. Con lui c'era il colombiano Chalapud che non lo ha sostenuto come avrebbe potuto e dovuto, costringendolo a tirare per una decina di chilometri, a dare tutto, a spremersi in continue accelerazioni. E' un vero peccato che Di Luca non abbia portato a termine la propria azione: sarebbe stato il suggello a una prova comunque da incorniciare. Quella odierna è stata una frazione caratterizzata dal maltempo che ha imperversato dalla partenza fino all'arrivo, con pioggia, vento, freddo, nebbia, strade insidiose, viscide. La lunghezza del percorso (quella odierna è la seconda tappa con più chilometri del Giro 2013) ha fatto il resto, trasformando il trasferimento dal profondo Cilento alla Calabria in una prova estremamente dura, complicata. Ha vinto Battaglin, un giovane di belle speranze, mentre un corridore meno giovane, Paolini, si è confermato in rosa, senza mostrare segni di cedimento.








