Freire vince in volata la Milano-Sanremo
Petacchi chiude terzo alle spalle del belga Boonen
20 marzo, 20:57
(dell'inviato Paolo Cappelleri)
SANREMO (IMPERIA) - Per 297 chilometri e mezzo e' stato sornione, sempre a contatto con gli altri big ma senza farsi notare. Negli ultimi 500 metri, pero', Oscar Freire ha dettato la sua legge dello sprint e fatta sua per la 3/a volta la Milano-Sanremo mettendo in riga Tom Boonen e Alessandro Petacchi che, come gli altri azzurri (cinque nei primi dieci) ha lottato molto ma invano. Pioggia e vento hanno messo pepe alla gara e sporcato i ciclisti come alla Parigi-Roubaix. Ma non hanno cambiato il tradizionale finale all'ultimo colpo di reni. E, letale come nel 2004 e nel 2007, lo spagnolo ha corso una volata perfetta, partendo a ruota di Bennati (primo a scattare, ma 5/o alla fine) e poi passando sull'esterno davanti a Petacchi, che ha sofferto la confusione nell'ultima curva, e Boonen, che per l'ottava volta torna da Sanremo senza gloria. ''Stavolta ho vinto facile. Ero l'unico in corsa ad aver gia' vinto due volte questa classica, ma la stampa non mi citava nemmeno fra i favoriti, chissa' dove mi metteranno l'anno prossimo...'', sorride soddisfatto al traguardo Freire, 34 anni, che in palmares avrebbe anche tre mondiali ma in effetti, dopo una Tirreno-Adriatico senza lampi, non era in cima ai pronostici sebbene fosse temuto dai rivali. Dalla cima del Poggio, dopo 270 km con continui attacchi tentati, Liquigas, Quickstep, Acqua e Sapone, Lampre e Sky hanno iniziato a fare tattica per scortare i vari Bennati, Boonen, Paolini, Petacchi (''ho perso ma ho fatto una grande Sanremo'') e Boasson Hagen, norvegese di 22 anni in testa ai favori della vigilia. Mentre, pur senza gregari della Rabobank al suo fianco, Freire li ha messi tutti in riga. ''E' la mia quarta vittoria in stagione ma di certo e' la piu' bella perche', anche se avevo la gamba buona, e' stata molto dura'', spiega Freire, che come gli altri 198 al via ha dovuto presto fare i conti con umidita' e pioggia. Specialmente sulle strade viscide del Turchino: in salita sono caduti in una quindicina senza conseguenze; in discesa il brasiliano Fischer (Garmin) si e' rotto una clavicola mentre se l'e' cavata con una foratura l'inglese Mark Cavendish, campione in carica ma in cattive condizioni e protagonista di una giornata da dimenticare, vissuta sempre in seconda fila. Poteva essere da incorniciare, invece, quella dei tre (Ratti, Piemontesi e Caccia) partiti in fuga pochi secondi dopo il via e ripresi dopo 203 chilometri. Altre scosse arrivano poi da Ginanni che si lancia lungo le 25 curve della discesa della Cipressa, o dal francese Offredo attacca per primo la salita del Poggio, ripreso da Garzelli che aggredisce la pendenza contro vento per lanciare Paolini. E' destino, pero', che la Milano-Sanremo finisca con un testa a testa. Pozzato parte subito ma non ha la gamba. Dietro di lui sbuca Freire e alza le braccia al cielo dando una lezione a Boonen (''contro un Oscar cosi' e' impossibile'') e Petacchi ma soprattutto al giovane Boasson Hagen, scintillante alla Tirreno-Adritico. ''E' fortissimo, ma questa e' la corsa che conta: la generazione nuova arriva, ma noi vecchi ci siamo ancora'', sorride lo spagnolo che pone il traguardo finale della sua carriera non in questa stagione (che e' la sua 13/a) ma in quella successiva: ''E vincero' anche la prossima Sanremo''







