SCHEDA: Come si elegge il Capo dello Stato
17 aprile, 19:05di Francesco Bongarrà
ROMA - Il presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato da 58 rappresentanti delle Regioni. La procedura seguita vuole che 30 giorni prima della conclusione del settennato il presidente della Camera dirami la convocazione del Parlamento in seduta comune. Nei 30 giorni tra convocazione e apertura della prima seduta i Consigli regionali eleggono i propri rappresentanti: tre per regione, con l'eccezione della Valle d'Aosta che ne elegge uno. Il Parlamento in seduta comune è presieduto dal presidente della Camera, che ha al suo fianco il presidente del Senato. Il primo atto è quello della lettura dell'elenco dei delegati regionali. L'Aula di Montecitorio, dove si svolgono le riunioni congiunte del Parlamento, viene opportunamente risistemata per consentire a tutti i "grandi elettori" di prendervi posto. Domani i grandi elettori saranno 1.007: 630 deputati, 319 senatori e 58 delegati delle Regioni. La Costituzione prevede che nelle prime tre votazioni la maggioranza richiesta per l'elezione sia quella dei due terzi dei componenti dell'Assemblea, pari a 672 voti.
Dal quarto scrutinio il quorum si abbassa: per essere eletti basterà la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, pari a 504 voti. Per consuetudine voteranno prima tutti i senatori, poi i deputati e quindi i delegati regionali. La 'chiama' dei grandi elettori sarà ripetuta due volte. Ognuno, per assicurare la segretezza del voto, scriverà il nome del candidato che intende votare in una cabina posta sotto il banco della presidenza. Quindi, uscito dalla cabina, depositerà la scheda, ripiegata in quattro, nell'urna di vimini e raso verde, ribattezzata "l'insalatiera". Lo spoglio delle schede è fatto dal presidente della Camera, che legge i nomi dei candidati uno ad uno ad alta voce. Il conto delle schede viene tenuto dai funzionari della Camera e dai componenti dell'ufficio di presidenza di Montecitorio, che si assumono il compito di scrutatori. Nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro era presidente della Camera e lesse le schede della votazione che lo portò al Quirinale; ma poco prima che il quorum fosse raggiunto, lasciò il posto al vice presidente della Camera, Stefano Rodotà e aspettò il risultato definitivo nel suo ufficio. I risultati di ogni votazione vengono letti all'Assemblea al termine dello spoglio. Per essere messe a verbale le preferenze ai candidati devono essere almeno due. Chi riceve un solo voto viene conteggiato genericamente tra i voti dispersi.






