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Politica si inchina a Re Giorgio

03 maggio, 14:25

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Politica si inchina a Re Giorgio

ROMA - Fuori piove ma c'e' il sole. Dentro, nell'Aula della Camera, parole pesanti come pietre vengono accolte dagli applausi. Si apre cosi' il secondo mandato di Giorgio Napolitano. Con una cerimonia densa di commozione, ma scandita da un discorso diretto e sferzante. Il presidente della Repubblica, nell'accettare un compito che mette a ''seria prova'' le sue forze, richiama alle sue responsabilita' una politica finora 'sorda', 'irresponsabile'. E i partiti chinano il capo. Accettano la reprimenda e applaudono. Si affidano al capo dello Stato e lo ringraziano. Tutti, tranne i 5 Stelle, che un bis di Napolitano non lo volevano. E adesso lo criticano, con la spavalderia di chi si sente immune da ogni accusa. Sono dimessi i toni della cerimonia che da' il via alla dodicesima presidenza nella storia repubblicana. A dettare la linea e' lo stesso Napolitano, che decide di non sfilare a bordo della Lancia Flaminia decappottabile che gli aveva regalato il primo bagno di folla per le vie della capitale nel 2006. Sale su una Lancia Thema,il capo dello Stato. E si fa scortare da quattro Carabinieri in moto, invece di diciotto. Romani e turisti (non tantissimi, complice la pioggia) applaudono al passaggio, mentre la campana grande di Montecitorio suona a distesa. Ma dentro il palazzo non c'e' aria di festa. E nell'attesa, sono tesi i volti degli esponenti di una politica ancora avviluppata dentro una crisi che il capo dello Stato non manchera' di denunciare, con parole di verita'. Al centro dell'Aula, Napolitano giura sulla Costituzione.

Come sette anni fa. Come mai era successo nella storia della Repubblica. Poi si commuove piu' volte, mentre pronuncia un discorso ''di efficacia eccezionale'', secondo Pier Luigi Bersani. Il ''piu' ineccepibile e straordinario che abbia mai sentito in venti anni'', dice estasiato Silvio Berlusconi. Loro, i leader, ascoltano in silenzio. Per trenta volte con i loro deputati, senatori e delegati regionali battono le mani. Si alzano in piedi e acclamano il capo dello Stato. Anche quando lui li accusa di ''una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilita'''. Anche quando Napolitano gli dice che gli applausi non bastano a chi si e' mostrato troppe volte sordo, perche' rischiano di celare ''autoindulgenza''. ''Ci ha fatto un mazzo a quadretti e ce lo meritavamo'', dice colorito Claudio Burlando. ''Napolitano li striglia, parla di malaffare e tutti applaudono: si sta rappresentando Ionesco'', commenta Massimo Cacciari. ''E' un gigante, ha dato qualche schiaffone salutare'', afferma ammirato Dario Franceschini. Adesso bisogna pero' dimostrare di aver capito la lezione. ''Altrimenti siamo nel mondo dei buffoni'', avverte Pier Ferdinando Casini. Ma la via da intraprendere e' accidentata. La freddezza del Pd davanti alle parole sulle larghe convergenze, si fa notare, anche per contrasto all'entusiasmo pidiellino.

E poi c'e' il silenzio dei 5 Stelle. Il loro incrociare ostinati le braccia, per non applaudire (lo fa solo Luigi Di Maio, che e' vicepresidente della Camera, per rispetto alla carica che riveste). A un certo punto c'e' la tentazione: quando il presidente accenna al Movimento, qualcuno non resiste e batte timidamente le mani. Ma poi si ferma. Perche' quello di Napolitano viene considerato un 'golpettino' (parola di Beppe Grillo). La linea ostinata e' dire no, manifestare sdegno. Ma Napolitano parla anche a loro, quando avverte che non tollerera' piu' la ''sordita''' della politica. Da una tribuna laterale lo ascolta la moglie Clio. In un palchetto siede anche quel Franco Marini, che aveva sperato di raccoglierne il testimone. Il mio mandato, afferma il capo dello Stato, proseguira' fino a quando necessario ''e comunque fino a quando le forze me lo consentiranno''. Continuera' a fare da guida, Napolitano. I partiti promettono questa volta di ascoltarlo.

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