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Quasi travolta da un mercantile BET1128

20 novembre, 19:06

Atlantico, 200 miglia a sudovest delle Isole di Capoverde - Dall’Atlantico le notizie arrivano a tratti. Gaetano Mura e Sam Manuard, equipaggio di Bet1128 in gara per laTransat Jacques Vabre, rischiano di essere travolti da un mercantile in transito sulla loro stessa rotta. Spaccato il bompresso, disintegrato lo spinnaker,riescono a salvare la barca e vanno avanti.

Sentiamo com’è andata dalla viva voce di Gaetano: “Dopo una notte insonne ero riuscito finalmente a stendermi in cuccetta, quando Sam mi chiama. Il tono era inequivocabile: ho capito subito che bisognava correre. Tiro su la cerata calato sulle gambe, afferro la giacca e volo fuori. Un cargo, col quale Sam si era già accordato via radio, reagisce in maniera anomala. Tutto si svolge in pochi attimi: Sam chiude la calza dello spi, che nella manovra fa una caramella (lo spinnaker, in gergo spi, è una vela molto grande, utilizzata con andature portanti, ossia vento dal lato posteriore della barca; se se ne perde il controllo può arrotolarsi su se stesso, diventa ingovernabile creando notevoli problemi, soprattutto se l’equipaggio è ridotto). Corro in aiuto ma proprio in quel momento lo spi va in acqua mentre la barca sta volando giù da una grossa onda ... tutta la nostra forza non serve a niente. Lo spi si riempie come un otre incomincia a lacerarsi trascinando il bompresso (piccolo albero orizzontale che sporge dalla prua) che si tronca di netto. La vela tira paurosamente, la barca si intraversa, incassiamo un frangente che arriva fino all’interno dello scafo. L’unica cosa cui pensiamo è togliere braccia e gambe dalle manovre impazzite che frustano la coperta. Metto la drizza sul winch e tiro con tutta la forza per avvicinare la vela alla poppa. Afferro il coltello e a fatica riesco a liberare la vela. Finalmente la barca, liberata dal carico, riprende un assetto stabile. Tiro un respiro di sollievo, ma non è finita: vela, scotte e manovre sono finite sotto la chiglia, il bompresso penzola pericolosamente fuoribordo vincolato solo dalla tackline. Mi viene da piangere, ti crolla il mondo addosso, dopo aver disalberato nel golfo di Biscaglia, questa proprio non ci voleva. Ingoio le lacrime, mi dico "testa alta, muoviti, che porti pelle e barca in Brasile". Guardo Sam ... non una parola, ma ci capiamo al volo. Bisogna scendere sott’acqua. Sam prepara un sistema di cime al quale tenermi. Mi assicuro e scendo in acqua, il mare è blu cobalto, bellissimo, l’acqua è gelida!! Due immersioni e riesco a liberare la barca dal groviglio di cime e brandelli di vela. A bordo incontro lo sguardo di Sam “bravò, mon gars! Tiriamo su il solent (vela di prua) e via verso il Brasile, mantenendo salda la nostra posizione. Magari il “Pot au Noir” (cintura larga qualche centinaio di chilometri a cavallo dell’equatore) ci concede qualche chance e la possibilità di riparare il bompresso".

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