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Musei: 60 anni galleria nazionale a P. Barberini

Inaugurata il 21/5/1953, tra Raffaello, Caravaggio, Lippi

12 maggio, 16:41

(di Daniela Giammusso)

ROMA - Il Trionfo della divina Provvidenza di Pietro da Cortona, affrescato per celebrare la potenza della famiglia Barberini. La scala elicoidale disegnata da Francesco Borromini che sfida, da un'ala all'altra, quella invece imponente e maestosa del suo acerrimo rivale Gian Lorenzo Bernini. E poi la Fornarina di Raffaello, icona indiscussa al pari della Gioconda di Leonardo. O il Narciso di Caravaggio, incantato dal riflesso della propria immagine. E' l'estasiante viaggio tra i capolavori della Galleria Nazionale di Arte Antica, che oggi e domani, con due giorni di straordinaria apertura gratuita, festeggia i suoi primi 60 anni di vita in quel gioiello dell'architettura barocca che e' Palazzo Barberini, nel cuore di Roma. Era il 1622, quando Francesco Barberini, nipote del futuro papa Urbano VIII, acquisto' dagli Sforza una villa campestre sul Colle Quirinale per trasformarla in una dimora solenne, simbolo di un potere ormai acquisito e fondato anche sulla cultura. Una vera reggia, il cui progetto fu affidato a uno dei geni piu' vista dell'epoca, l'architetto Carlo Maderno che vi lavoro' con suo nipote Borromini. Alla morte di Maderno, forse un po' a sorpresa, i lavori vennero affidati a Bernini. Borromini continuo' a collaborare, ma la mancata promozione getto' le basi per il lungo conflitto tra i due artisti. Intanto il palazzo ero divenuto il primo cantiere barocco della storia dell'arte, con i migliori talenti dell'epoca a dividersi pitture e arredi, da Pietro da Cortona ad Andrea Sacchi (cui si deve l'Allegoria della divina Sapienza). Sembro' dunque quasi un destino quando, tre secoli piu' tardi, nel 1949 lo Stato italiano compro' la residenza per farne la nuova sede della Galleria Nazionale di Arte Antica al posto di Palazzo Corsini, ormai troppo piccolo per raccogliere le importanti collezioni in arrivo dalle famiglie Torlonia, Chigi, Odescalchi, Colonna di Sciarpa, che si erano aggiunte alla proprieta' statale. Fatto l'acquisto e aperta in una piccola parte la Galleria il 21 maggio 1953, il problema fu liberare il palazzo. Da una parte la famiglia Barberini mantenne per se' un appartamento fino al 1964; dall'altra il Circolo Ufficiali delle Forze Armate, che nel 1934 aveva affittato parte del Palazzo, non aveva alcuna intenzione di traslocare. Nonostante un ordine del giorno della Camera avverso, il contratto in scadenza nel 1953 venne rinnovato fino al 1965. Poi ci vollero altri 42 anni di lunghissimo braccio di ferro tra il Ministero della Difesa e quello dell'Istruzione (poi Beni Culturali), tra trattative e polemiche, affitti non pagati e grandi feste ospitate. Nel 1997 la situazione sembrava sbloccata con i ministri Andreatta e Veltroni e i primi restauri avviati con piu' di 14 milioni di euro in arrivo dal Gioco del Lotto. Ma all'inizio del 2005 ecco un nuovo intoppo con il ministro della Difesa Antonio Martino che contestava l'accordo del 1997. Finalmente nel 2007 arriva il trasloco degli ufficiali e nel giugno del 2011 l'apertura definitiva di tutte e 34 le sale per oltre 12 mila metri quadrati, ricchi di 500 capolavori, alcuni dei quali, come il Giove e Ganimede di Raphael Mengs o l'Urbano VII del Bernini, mai visti prima. Un trionfo del restauro, che ha finalmente tolto dai depositi due terzi del patrimonio della Galleria Nazionale d'Arte Antica e permesso il rientro delle centinaia di opere prestate in giro per il mondo che altrimenti non avrebbero avuto sede. E che ha restituito capolavori assoluti, dalla Giuditta e Oloferne di Caravaggio all'Annunciazione di Filippo Lippi, dall'Agave e l'Angelo di Poussin, al San Girolamo penitente del Perugino fino alla Sacra conversazione di Lorenzo Lotto. E ancora, Canaletto, Van Vittel, Tiziano Filippo Lippi e Antoniazzo Romano. Un susseguirsi di meraviglie che oggi racconta il meglio dell'arte italiana dal XII al XVII secolo.
 

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