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70 anni Gimondi: gli auguri di Merckx

ROMA - Felice Gimondi spegne 70 candeline ma gran parte della 'torta' sportiva della sua vita se l'é divorata un 'cannibale' di nome Eddy Merckx. Erano bei tempi quelli di Felix de Mondi (il soprannome affibbiatogli dalla grande penna di Gianni Brera), di un ciclismo senza tempo, delle strade piene di polvere, dell'entusiasmo popolare. E soprattutto delle grandi rivalità. Non si può parlare di Gimondi senza parlare di Merckx, soprattutto non si può parlare di Gimondi se non con Merckx. Oggi hanno le facce attempate - Felice raggiunge il traguardo dei 70 anni domani 29 settembre, Eddy per una volta tanto è alle sue spalle, essendo del giugno '45 - ma restano i veri volti del ciclismo dei nostri tempi.

''Io e lui siamo stati due campioni veri, insieme abbiamo fatto la storia del ciclismo - racconta all'ANSA il 'cannibale' in occasione del compleanno del suo grande rivale - La nostra generazione ha reso il ciclismo epico e leggendario. Abbiamo corso insieme tanti anni (dal '64 al '78) e sono stati anni di battaglie, di scontri all'ultimo chilometro, di duelli d'altri tempi". Gimondi ha sempre sostenuto che la presenza di Merckx ha dato più lustro alle sue vittorie ma - le sue parole - "avrei preferito non incontrarlo, è stato un incubo: "Io penso che sia stato bello gareggiare insieme - risponde Eddy - E' stato importante per il ciclismo, per il movimento, per le gente che ci seguiva. Erano battaglie sportive che esaltavano noi corridori e la gente che ci seguiva per strada. Poi poteva vincere uno o poteva vincere l'altro. Anche se - dice con una punta di civetteria - spesso vincevo io. Senza di me probabilmente Felice avrebbe vinto di più ma avrebbe comunque incontrato i vari De Vlaeminck, Godefroot, Poulidor, Ocana, Dancelli, Motta, Bitossi, Adorni. Insomma, non è stata colpa mia se non ha vinto di più". Eppure le premesse giovanili facevano presagire ben altri destini per i due giovani ciclisti: "Felice ha sempre accettato la legge della strada, la legge del più forte, spesso ero io ma tante volte è stato lui il più forte. Un uomo, un ciclista tenace, testardo, uno che non mollava mai, nella vita come sulle strada impolverate o sul pavé. Si è sempre comportato così, sia che corresse una gara in linea, sia che corresse un giro o un tour. Felice era un ciclista costruito per vincere, vinceva in salita, a cronometro e talvolta è capitato che vincesse anche in volata". Come è accaduto a Barcellona '73 che per molti rappresenta il capolavoro di Nuvola Rossa (l'altro suo soprannome). Si è fatto un gran parlare di quel Mondiale di 40 anni fa ma Merckx rende merito al rivale: "ha vinto lui, ha vinto bene. Diciamo che quel giorno la squadra belga non ha lavorato come avrebbe dovuto. Felice invece non ha sbagliato nulla. Ha fatto tirare noi e alla fine abbiamo pagato dazio".

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