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Miele, un film duro sulla morte dolce

Un film di Valeria Golino FOTO

02 maggio, 18:45
Miele (la locandina) Miele (la locandina)
Miele, un film duro sulla morte dolce

Di Francesco Gallo

ROMA - Non è un film facile 'Miele', ma duro, molto duro, con una sua bellezza nonostante si parli di morte, di malattia, di suicidio assistito. Esordio alla regia di Valeria Golino il lungometraggio, atteso al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, ha come protagonista Jasmine Trinca nel ruolo di Irene un pietoso quanto perfezionista angelo della morte che, a pagamento e illegalmente, dà la morte, a quei malati terminali che hanno deciso di farla finita. Che non vogliono più soffrire. Ma in 'Miele', che sarà distribuito dal 1 maggio dalla Bim in 100 copie e liberamente ispirato al romanzo 'A nome tuo' di Mauro Covacich (Einaudi), a un certo punto succede una cosa imprevista che scompiglia le carte nella vita di Irene, una donna complicata che compensa il peso della morte di cui è portatrice con un'attività compulsiva, fatta di nuotate nel mare d'inverno, di corse in bicicletta e di sesso. Irene viene a un certo punto contattata da un settantenne colto e nichilista, l'ing. Carlo Grimaldi (uno straordinario Carlo Cecchi), che vuole morire ma, che scoprirà solo dopo, non è affatto malato, ma ha solo il disagio di vivere una contemporaneità di cui non condivide nulla. Un incontro tra Irene e Grimaldi che li cambierà entrambi. "Il film non è contro, né a favore del suicidio assistito, non prende una posizione decisiva anche se, personalmente, credo che ogni persona possa decidere per il suo corpo" dice oggi la Golino in conferenza stampa. E ancora la neo-regista: "ho letto il libro di Covacich tre anni fa e mi è sembrato subito fulminante, contemporaneo, doloroso, provocatorio e con personaggio femminile inedito. Ho avuto però paura di fare un film così difficile come prima opera". Sulla crudezza di certe immagini Valeria Golino replica: "non si vede mai davvero morire una persona in questo film, solo i preparativi verso la morte. Volevo solo realizzare un film libero e formale allo stesso tempo. Avevo paura di tante trappole, come, ad esempio, che prevalesse la mia tendenza estetizzante. Per fortuna il tema di questo film in un certo modo mi ha aiutato perché impedisce l'inutile". E il tema della morte? "Non ho mai pensato fosse un argomento troppo ostico, ma casomai che era difficile. Volevo fare un connubio tra morte e vita, luce e buio. Certo quando abbiamo proposto il film ci hanno detto 'siete pazzi, perche' rovinare una carriera al suo nascere". E aggiunge, non senza ironia, Riccardo Scamarcio, compagno della Golino e coproduttore del film:"c'é chi allora mi ha detto. Perché far fare a Valeria il primo e ultimo film?". Cannes? "Non lo nascondo: sono molto contenta di andarci e non posso dire di non averci pensato". Spiega infine Jasmime Trinca: "ero sicura che il film fosse necessario farlo. Il fatto poi che il mio personaggio prenda dei soldi per questo lavoro è un fatto che aggiunge all'opera di Miele qualcosa di sporco: lei in fondo fa un lavoro clandestino. In qualche modo il film di Valeria non è affatto un manifesto - conclude l'attrice -, ma comunque anche in Italia, si sa, soltanto alcuni si possono permettere di fare questo salto nel buio. E questo è un dato di fatto".

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