Usa: Grande Gatsby di Luhrmann divide critici
New Yorker feroce. Variety, attori abili senza sentimenti
09 maggio, 13:44Correlati
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di Alessandra Baldini
Il più feroce di tutti è il New Yorker: secondo il settimanale degli intellettuali americani, "la volgarità del Grande Gatsby di Baz Luhrmann è studiata per conquistare un pubblico giovane e suggerisce che, più che un cineasta, l'autore di Moulin Rouge e Romeo + Juliet è un regista di video-clip con sconfinate risorse e una spettacolare assenza di gusto". Il New Yorker salva solo gli attori nella sua recensione al vetriolo, una delle prime a uscire sul film da oltre cento milioni di dollari che debutterà nelle sale Usa il 10 maggio e il 15 aprirà il Festival di Cannes. Tobey Maguire, "con la sua riservatezza asessuata", è il solitario Nick Carraway che fa da voce narrante al film ma soprattutto Leonardo DiCaprio, "il ragazzino smilzo con la faccia da gatto di Titanic, è adesso solido e di sostanza e parla con una voce dominante. Un Gatsby più potente del placido Robert Redford nell'inerte adattamento del 1974", ha scritto il critico David Denby.
Ok agli attori, da DiCaprio a Carey Mulligan (Daisy) per la loro interpretazione "di prima classe" arriva anche dall'Hollywood Reporter, secondo cui tuttavia questa "produzione enorme è esagerata dall'inizio alla fine". Scarsamente ammirato è anche il giudizio dell'altra maggiore rivista del mondo dell'entertainment, Variety, secondo cui "non ci sorprende che Luhrmann ci abbia dato un Gatsby meno nello spirito del romanzo di F. Scott Fitzgerald che del suo eponimo antieroe: un uomo che crede che ogni eccesso lo aiuterà a comprare il cuore dell'unica cosa che i nsuoi soldi non possono comporare". Secondo il critico di Variety Scott Fourdas, il Gatsby di Luhrmann è "un classico in cui gli attori recitano il testo abilmente ma senza lasciar trasparire sentimenti dietro le parole". E ancora peggio per Alonso Duralde di The Wrap: "Il peccato di Gatsby è che è noioso e segna il momento ufficiale in cui lo stile caratteristico di Luhrmann è diventato la parodia di se stesso".






