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Placido, il mio Trilussa anticonformista

di Nicoletta Tamberlich 

Roma, 1937. Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa, è una gloria dei romani con i suoi versi e le sue fiabe per l'infanzia in romanesco. Il poeta ha ormai 66 anni e si avvia verso l'ultima fase della sua vita. Una vita intensa la sua, donnaiolo incallito, sempre inseguito dai creditori. Vive in una casa-studio nel ghetto ebraico di Roma, assistito dall'inseparabile sua governante Rosa, che è a servizio da lui da oltre vent'anni. Michele Placido ha rinunciato al viaggio di nozze con la giovane moglie Valentina per l'inizio delle riprese della fiction Rai-Titanus 'Trilussa - Storia d'amore e di poesià per la regia di Lodovico Gasparini. Vestito di scena, panama bianco, completo chiaro con panciotto e bastone, Placido parla del poeta sul set a Roma come "un grande anticonformista. I vicoli di Trastevere e del Ghetto, il Vaticano, Piazza Venezia e il Palazzaccio, le sue fonti d'ispirazione erano già tutte strette a lui". Del suo Trilussa spiega: "E' una sfida anche per un attore navigato come me, ho accettato di tornare a un ruolo in tv proprio perché si parla di questo grande poeta. Se mi avessero chiesto di fare un commissario probabilmente non avrei accettato la proposta. Inoltre mi ha colpito la sceneggiatura (firmata da Peter Exacoustos, Paolo Logli e Alessandro Pondi, ndr). Il grande pubblico mi conosce per altri ruoli e meno per quello che faccio a teatro, anche se sono molto felice del grande successo di Re Lear con cui tornerò a ottobre al teatro Quirino di Roma". "Trilussa, un grandissimo personaggio che viveva alla giornata, era sempre pieno di debiti - continua Placido - e però, pur non vivendo nel lusso, si godeva la vita, tra donne, abiti eleganti e serate a teatro. Un tombeur de femmes, ma per certi versi malinconico. Non era un fascista ma neanche antifascista. Non frequentava i salotti del potere. Ma è stato comunque un uomo che a differenza di altri che si sono schierati pubblicamente ha alla fine preso posizione in un modo più sottile. Penso alle poesie dove faceva parlare animali e dava loro una personalità umana. Trilussa inventa e racconta alcune delle migliori critiche ai partiti e ai paradossi ideologici mai riuscite prima. Non è una biografia, perché la storia che raccontiamo si concentra su un solo periodo con Trilussa all'apice della fama in una Roma piena di tensioni, ma non ancora consapevole di quello che sta per accadere con le leggi razziali e con la guerra". E insiste: "Spesso viene confuso con altri poeti dialettali come Pascarella e il Belli. Era un grande intellettuale dei suoi anni. Ebbe a che fare con Mussolini come D'Annunzio e provocava sia il potere dei Papi che dei fascisti in modo ironico e spiritoso. Ma è stato anche un pigmalione. Tutte le attrici con cui lavorava se ne innamoravano per il suo savoir faire". Sul set al Ghetto anche Monica Guerritore, in mise d'epoca (splendida e luminosa nonostante le rughe, tra le poche dive a non aver mai ceduto a le lusinghe del bisturi). A lei il ruolo della fedele governante Rosa: "Una donna unica che è rimasta accanto al poeta fino alla fine, era innamorata di lui, ma non sappiamo se tra i due ci fosse stato mai qualcosa. La sua dedizione è stata totale, nonostante Trilussa fosse un uomo che aveva un incredibile successo anche con le giovani. Una figura femminile molto lontana da me, e questo credo sia una fortuna per un attore che può calarsi in una parte senza contaminazioni. Mi ha affascinato moltissimo approfondire questo personaggio. Nascondeva i soldi a Trilussa, noto scialacquatore. Ha cercato di ricomprare alla fine quello che gli avevano confiscato per i debiti". L'attrice sarà dal 7 settembre al cinema nella commedia sull'outing dal titolo 'Come non detto'. Sulla miniserie il regista Gasperini e il produttore Guido Lombardo aggiungono: "Raccontiamo il poeta diviso tra una compagna matura che lo accudisce da anni, Rosa, e l'incontro con una giovane attrice di un suo spettacolo, Giselda Lombardi (Valentina Corti) diventata poi Leda Gys", la nonna del produttore Lombardo che ha fortemente voluto questo progetto e soprattutto è riuscito ad ottenere di girarlo a Roma e non all'estero: "Ci sarebbe costato un terzo se avessimo scelto di fare le riprese fuori, ma sarebbe stato un oltraggio a un grande poeta di Roma". Nel cast anche Emanuele Bosi (Arturo), Giorgio Colangeli (maestro Sergio), Alfredo Pea (D'Annunzio), Rodolfo Laganà (Rapiselli).

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