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Gigi Proietti, i 70 anni di un grande dello spettacolo

Dal 'Signore della truffa' a nuove sfide

27 ottobre, 19:10
Un'immagine dello spettacolo teatrale 'A me gli occhi please', il primo di grande successo. Un'immagine dello spettacolo teatrale 'A me gli occhi please', il primo di grande successo.
Gigi Proietti, i 70 anni di un grande dello spettacolo

di Paolo Petroni

ROMA - Bisogna riconoscere a Gigi Proietti che, tra tanti comici che fanno squallidamente tv in teatro, lui lavora con passione sullo specifico sia della televisione, dove è sostanzialmente attore, sia dell'amatissimo palcoscenico ("Viva il teatro dove tutto è finto, ma nulla è falso, e questo è vero", è il suo slogan), con il gusto dell'attore pronto a tutto e capace di tutto, con i suoi pregi e vizi, con infortuni e improvvisazioni. Sulla linea di quel teatro all'antica italiano che ha preso in giro con una gustosa scenetta dell'attore in tunica e spada, che storpia comicamente le battute tragiche ricordategli dal suggeritore, che non sente per il rumoreggiare del pubblico. Per Gigi, che il 2 novembre (ironia della sorte per un attor comico) compirà 70 anni, di cui 46 passati recitando, viene prima di tutto il contatto col pubblico e, anche quelle che altrove parrebbero cadute di gusto, fanno parte del suo gioco, alto e basso, comico, parodistico, ammiccante, capace di coinvolgere una platea di veri e propri fans, che riesce a far ridere e applaudire a comando, aggiungendo magari, se il battimani è stentato: "Sfogatevi, sfogatevi!".

E certo è difficile resistere al suo gioco di bravura, che di questo si tratta infatti alla fine, che passa dal cantare, magari un classico come 'Vecchio frac' di Modugno (più disincantato, meno sentimentale) alla ripresa delle celebri macchiette di Petrolini, di cui è uno dei continuatori più accreditati, dalla parodia di un brano di Pirandello a fare il verso a Louis Armstrong, per arrivare magari a un intenso pezzo classico, che può essere Shakespeare come Dante. Del resto i primi successi dell'attore romano arrivarono in una cantina in Prati in cui recitava Brecht e poi con lo Stabile dell'Aquila retto da Antonio Calenda, che lo guida in testi di Gombrowichz, di Moravia e così via, per un piccolo pubblico di appassionati, molto lontani dai più di 10 milioni di spettatori della platea tv, che è riuscito a conquistare vestito da maresciallo Rocca dei Carabinieri. La grande occasione arrivò per lui nel 1970 con la sostituzione di Domenico Modugno, accanto a Renato Rascel in 'Alleluia Brava Gente' di Garinei e Giovannini. Da allora è interprete e autore di grandi successi teatrali, tra i quali 'Caro Petrolini', 'Cyrano', 'I sette re di Roma'. Ma il suo nome, come moderno protagonista dell'one man show, resta legato ai grandi spazi, di cui è stato l'antesignano e il mattatore, dividendo, ma su fronti diversi quanto lo possono essere Shakespeare e Petrolini, questa prerogativa con l'amico Vittorio Gassman, anche lui arrivato a impersonare 'Kean', la dannazione e l'amore per il teatro, e pronto a recitare sotto un tendone da circo.

Gigi vi approda in sordina e ha il vero boom nel 1974 con 'A me gli occhi please', che lo rende per sempre popolare e resta il modello di spettacolo che torna, nel tempo, a riproporre più volte. E alla vigilia di questi settanta anni, affrontati con la solita irruenza vitale e una punta di naturale istrionismo, oltre a dire "Ringraziamo Iddio, noi attori, che abbiamo il privilegio di poter continuare i nostri giochi d'infanzia fino alla morte, che nel teatro si replica tutte le sere", confessa: "Non ho rimpianti, rifarei tutto, anche quello che non è andato bene" e continua a girare film, serie tv e a far progetti teatrali, mentre il suo nome viene fatto per la direzione del Teatro di Roma. Come sempre è un nome che non lascia indifferenti, tra chi lo ama e chi lo teme, dopo averlo visto all'opera nella direzione del Brancaccio e con la bella idea di dedicare la stagione, tutta shakespeariana, del Globe sostanzialmente alle compagnie e ai registi giovani cui ha sempre prestato attenzione, anche finiti i tempi della sua celebre scuola.