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Bari, tragedia in centro igiene mentale

di Paola Laforgia

Ha aspettato tranquillo per qualche minuto nella sala d'attesa del Centro di salute mentale dove era era in cura, e quando è stato ricevuto dalla psichiatra ha improvvisamente impugnato un coltello da cucina colpendo una trentina di volte la donna alle spalle e al collo e uccidendola. L'aggressione, avvenuta attorno alle 9.30 nel quartiere Libertà a Bari si è consumata nel giro di poco. L'uomo, Vincenzo Poliseno, di 44 anni, disoccupato con piccoli precedenti penali, con problemi di tossicodipendenza e in cura volontaria nel Centro di salute mentale, è stato disarmato da un inserviente ed è stato arrestato dalla polizia poco dopo. ''Non me ne sono reso conto'', ha solo detto quando era in questura. Non ha poi risposto ad altre domande durante l'interrogatorio davanti al magistrato Baldo Pisani. E' accusato di omicidio volontario. Non è ancora chiaro cosa abbia scatenato l'aggressione: pare che Poliseno abbia chiesto dei soldi, forse voleva un sussidio, e abbia quindi reagito ad un rifiuto. La vittima, Paola Labriola, una psichiatra di 53 anni, sposata con uno psicologo, madre di due gemelli dodicenni, non ha avuto scampo. Secondo i racconti di alcuni dei dipendenti del centro, la psichiatra è stata aggredita alle spalle mentre si stava chinando per prendere una cartella clinica.

''Paola era una persona di grande esperienza, non avrebbe mai corso un rischio - racconta una sua collega - non riesco proprio ad immaginare che possa avere avuto una disattenzione o fatto una imprudenza ricevendo senza cautele una persona pericolosa''. Ci sono ancora diversi dettagli della vicenda da chiarire. La procura di Bari, che coordina le indagini con il procuratore aggiunto Annamaria Tosto e il sostituto Baldo Pisani, ha scelto infatti una linea di riserbo probabilmente anche in attesa che dall'esame delle cartelle cliniche siano accertate le patologie per le quali l'uomo è sottoposto a terapia. Dalle notizie trapelate, pare che Palmisano si fosse recato verso le 7 del mattino nel centro di salute mentale del quartiere San Paolo, avendolo trovato chiuso, ha raggiunto gli uffici della circoscrizione del quartiere Libertà dove avrebbe chiesto dei soldi. E' poi andato nel vicino Centro di salute mentale dove si è scatenata la sua furia. Nel giro di pochi minuti attorno all'ingresso del Centro si sono radunate decine di persone, tra gli abitanti del quartiere e i pazienti della psichiatra. Molti di loro in lacrime, hanno parlato di una ''dottoressa bravissima e affettuosa''. Sul posto sono arrivati anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano, l'assessore regionale alla Sanità, Elena Gentile e il direttore generale della Asl di Bari, Domenico Colasanto.

Mentre i medici e il personale sanitario, ancora sotto choc venivano ascoltati dalla polizia dentro il centro, all'esterno, si è subito scatenata la polemica sulla sicurezza nei presidi sanitari che offrono servizi a pazienti potenzialmente a rischio. Alcuni medici hanno raccontato di varie aggressioni subite dal personale del centro del Libertà e delle richieste di avere un servizio di guardiania. Secondo la Cgil, la stessa psichiatra uccisa stava meditando di chiedere il trasferimento in un presidio meno esposto proprio per i rischi legati alla sicurezza. ''E' un tema su cui riflettere'', ha detto il direttore generale dell'Asl di Bari, Domenico Colasanto: ''Mettere presidi di sicurezza davanti a queste strutture - ha detto - è uno degli strumenti da prendere in considerazione, ma non so se la militarizzazione sia utile, bisogna riflettere sul disagio sociale che gravita attorno a questi centri''. La questione, comunque, sarà affrontata anche nella riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica convocato per domani in prefettura.

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