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Bossi lascia, i protagonisti

MILANO, 3 aprile - Quello che nessun leghista si sarebbe mai atteso è avvenuto: Bossi, l'uomo del fortunato slogan "mai mulà" ha mollato e si è dimesso da segretario della sua creatura. Ha lasciato affidando la guida della 'sua' Lega ma "fino al congresso in autunno" ad un triumvirato composto da Roberto Maroni, indicato da settimane come l'uomo che ha dato il via alla battaglia contro il cosiddetto Cerchio magico, da Roberto Calderoli e dalla veneta Manuela Dal Lago.

Ma è stato lo stesso Roberto Maroni a raccontare il momento di commozione e l'abbraccio finale con Umberto. "C'é stata grande commozione - ha spiegato con la voce tremante - quando Umberto ci ha detto che la sua decisione era irrevocabile. Gli abbiamo chiesto di non farlo ma ha tenuto il punto. Io gli ho detto che se in ottobre si presenterà candidato segretario lo sostengo". Non aveva ceduto in mille battaglie Bossi, non con avversari politici interni od esterni. Non davanti a problemi giudiziari che coinvolsero la Lega negli anni '90 e neppure davanti alla malattia nel 2004. Mai mula'. Ma ha ceduto il testimone e la guida della Lega fino a quel Congresso federale mille volte invocato negli ultimi mesi dai leghisti più vicini a Maroni, ma non solo.

E che ora appare come un'ancora di salvezza nella tempesta che sta attraversando il Movimento fondato ormai tre decenni orsono dall'Umberto da Cassano Magnago.

Dicono i presenti che Bossi era "sereno" al momento dell'annuncio, lo conferma anche lo schivo Giorgetti (che era stato indicato come uno dei possibili triumviri) e che tributa al capo parole di affetto profondo "Bossi ha dimostrato di essere un gigante. Ha agito per difendere la Lega e la sua famiglia. Vuole più bene alla Lega che a se stesso".

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