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Rivolta immigrati, brucia centro accoglienza Lampedusa

di Giovanni Franco e Francesco Nuccio

PALERMO - Centri di accoglienza in rivolta a Lampedusa e in Puglia. Migranti esasperati si sono ribellati alla loro permanenza nelle strutture, con clamorose azioni di protesta. La più eclatante a Lampedusa, con un incendio che ha distrutto le tre palazzine del Centro di contrada Imbriacola provocando una decina di intossicati, anche tra vigili del fuoco e forze dell'ordine. Tra le persone trasferite in ambulanza al Poliambulatorio anche un extracomunitario paraplegico, costretto su una sedia a rotelle. Ingenti i danni alla struttura che era già stata gravemente danneggiata da un altro rogo doloso nel febbraio del 2009. Nel Centro erano ospitati circa 1.200 tunisini sbarcati nelle settimane scorse sull'isola che avevano protestato a più riprese per chiedere il loro trasferimento sulla terra ferma. Numerosi migranti hanno approfittato della confusione per fuggire, ma sono stati successivamente radunati dalle forze dell'ordine all'interno dello stadio comunale, a Cala Saline. La rivolta sottolineano fonti del Viminale, "sarebbe legata al fatto che i rimpatri vanno avanti al ritmo di cento tunisini al giorno, un numero più alto di quello concordato ad aprile".

Dal ministero dell'Interno si sottolinea che, nonostante le proteste, il programma di rimpatri andrà avanti così come deciso con le autorità nell'ultimo incontro che Maroni ha avuto a Tunisi. Una posizione che era stata ribadita due giorni fa anche dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, nel corso di una visita a Lampedusa. "Potrà rimanere in Italia solo chi ha le carte in regola", aveva detto ai migranti. E ieri altri cento tunisini avevano lasciato l'isola per essere rimpatriati. Una situazione che avrebbe surriscaldato gli animi all'interno del Centro, innescando una rivolta "annunciata", come la definisce il sindaco di Lampedusa Dino De Rubeis . "Nei giorni scorsi - afferma - avevo lanciato più volte l'allarme. Adesso basta". De Rubeis invita il premier Berlusconi e il ministro Maroni "a convocare un consiglio dei ministri straordinario sull'emergenza Lampedusa" e sollecita "l'invio immediato di navi militari" per trasferire tutti i tunisini che si trovano ancora sull'isola. Non è l'unica preoccupazione: "Quello di oggi - osserva il sindaco - è il peggiore danno ambientale nella storia delle Pelagie. Abbiamo l'isola invasa da un fumo nauseabondo che sta entrando in tutte le case. E' diossina allo stato puro che i nostri figli stanno respirando". Da Lampedusa le polemiche si estendono anche ai palazzi romani della politica. Il Pd chiede che il ministro Roberto Maroni riferisca in aula, mentre la senatrice della Lega Angela Maraventano, che è anche vice sindaco delle Pelagie, sollecita il governo a "chiedere i danni" a Tunisi".

Preoccupazione anche tra le associazione umanitarie che operano sull'isola. Come l'Alto commissariato Onu per i rifugiati: "Siamo amareggiati per l'incendio nel Centro - afferma la portavoce Laura Boldrini - frutto della crescente tensione dovuta al trattenimento dei migranti all'interno della struttura da noi più volte evidenziato". E Save the Children pone l'accento "sulla sorte di una decina di minori presenti nel centro". Un'altra sessantina di immigrati sono invece fuggiti la notte scorsa dal centro di identificazione ed espulsione di Restinco, a Brindisi. Cinque esponenti delle forze dell'ordine sono rimasti feriti in modo lieve nel tentativo di bloccare l'evasione di massa. E oggi anche la Confederazione sindacale autonoma di polizia (Consap) ha denunciato la situazione vicina al collasso al Cie di Ponte Galeria, a Roma.

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