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Gli elementi contro Parolisi

OMICIDIO AGGRAVATO DA CRUDELTA'  - Omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela e crudelta' (pena che prevede l'ergastolo) e vilipendio di cadavere in eventuale concorso con altri. Questi i reati contestati a Salvatore Parolisi, che aprono anche alla possibilita' che le ferite post mortem sul cadavere di Melania siano state inferte da persona diversa rispetto al marito. Ipotesi che comunque gli inquirenti ritengono poco verosimile.

Relazione con soldatessa possibile movente - Per i magistrati ascolani un ruolo importante nell'omicidio di Melania Rea l'ha avuto la relazione fra Salvatore Parolisi e Ludovica P., la soldatessa conosciuta nel 235 Rav Piceno durante un corso i addestramento e della quale il caporalmaggiore era diventato amante. Molto importanti i messaggi scambiati su Facebook da Salvatore attraverso con l'avatar 'Vecio alpino', precipitosamente cancellato il 19 aprile, all'indomani della 'scomparsa' della moglie. Messaggi che sono stati recuperati grazie a una rogatoria internazionale e dai quali si percepirebbe la pressione che Ludovica faceva su Salvatore affinché lasciasse sua moglie per dedicarsi esclusivamente a lei.

A Pasqua doveva andare da Ludovica - Il 23 aprile, a Pasqua, Salvatore Parolisi doveva recarsi a Roma per conoscere i genitori di Ludovica P., che nel frattempo gli avevano gia' prenotato una stanza d'albergo. Emerge dalla ricostruzione fatta dai magistrati ascolani, condivisa dal gip Carlo Calvaresi che ha accolto la loro richiesta d'arresto. Quel giorno Parolisi si sarebbe dovuto presentare dall'amante gia' con la notizia che aveva lasciato la moglie. Nell'ordinanza del gip vengono evidenziati anche i comportamenti tenuti da Parolisi dopo aver denunciato la scomparsa della moglie. In particolare il fatto di non aver partecipato alle ricerche, ma di essersi piuttosto preoccupato di cancellare il profilo su Facebook col quale chattava con Ludovica.

Potrebbe inquiniare le prove
- Pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Questi i motivi principali per cui il pool di magistrati ascolani Umberto Monti, Carmine Pirozzoli, Ettore Picardi e Cinzia Piccioni ha chiesto la detenzione in carcere per Salvatore Parolisi. Ad inchiodare il caporalmaggiore - secondo quanto si legge nell'ordinanza - sono stati i risultati dell'autopsia effettuata dai medici legali Adriano Tagliabracci e Sabina Canestrai, che hanno stabilito che Melania e' stata uccisa proprio nel lasso di tempo in cui il marito dice che si trovava con Melania e la figlioletta a colle San Marco (Ascoli Piceno). Parolisi e la moglie uscirono dalla loro casa a Folignano tra le 14 e le 14.20 e lui ricomparve con la bambina, ma senza Melania, al pianoro intorno alle 15.30. Proprio in questo spazio temporale i medici legali hanno collocato la morte di Melania, avvenuta al Bosco delle Casermette come ha stabilito l'autopsia, ma anche lo studio degli schizzi di sangue.

Si fidava del suo assassino - Un altro elemento chiave che emerge dall'ordinanza del gip Calvaresi e' il fatto che Melania Rea sia stata colta di sorpresa dall'assassino, persona della quale evidentemente di fidava visto che gli aveva dato le spalle e aveva abbassato pantaloni, collant e slip per fare pipi'. Un atteggiamento che una donna con scarsissima probabilita' assume in presenza di estranei. Melania non si e' difesa, ma e' stata aggredita alle spalle e certamente non si aspettava l'aggressione.

Contraddizioni Parolisi su foto telefonino -
Tra i comportamenti sospetti che per la magistratura ascolana testimoniano che Parolisi ha ucciso la moglie Melania, anche la vicenda del riconoscimento del luogo dove la donna venne ritrovata il 20 aprile scorso. Parolisi, nelle occasioni in cui e' stato sentito dai carabinieri e dal pm di Ascoli Umberto Monti, disse di aver riconosciuto il Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella da alcune foto viste sul telefonino di Raffaele Paciolla, agente di polizia penitenziaria in servizio al carcere di Ascoli, che risiede nello stesso stabile di Folignano dove abitavano anche Salvatore e Melania con la loro bambina. Fotografie che Paciolla non ha mai scattato, come testimoniato dall'approfondito esame dei telefonini che spontaneamente Paciolla consegno' ai carabinieri di Ascoli. Parolisi si e' poi corretto affermando di essersi confuso con le foto viste sui giornali che lo stesso Paciolla ando' a comprare per lui il 21 aprile, all'indomani del ritrovamento del cadavere di Melania .

Ricostruito percorso fatto da Parolisi - Il gip del Tribunale di Ascoli Carlo Calvaresi, alle 88 pagine della richiesta di arresto per Salvatore Parolisi fatta dal pm Umberto Monti e dai colleghi della Procura di Ascoli, ha aggiunto un altro paio di pagine con considerazioni personali sulla possibile dinamica dell'assassinio della giovane mamma di Somma Vesuviana. Allegate all'ordinanza anche le foto e le ricostruzioni corredate con tanto di didascalia fatte dai magistrati di Ascoli (erano a colori originariamente, sono in bianco e nero quelle nell'ordinanza) che testimoniano il percorso che Parolisi e la moglie avrebbero compiuto il 18 aprile, giorno della gita da Folignano a San Marco. Nell'ordinanza sono allegate anche le foto scattate dai ragazzi dell'istituto tecnico per geometri di Ascoli che il pomeriggio del 18 aprile erano anche loro al pianoro. Nelle istantanee scattate con i telefonini, non si vedono mai Salvatore, Melania e la piccola Vittoria, che il papa' dice di aver fatto dondolare sulle altalene nell'attesa che la moglie tornasse dopo essersi allontanata per un bisogno fisiologico. Grande importanza in particolare viene data alle testimonianze delle persone sentite dai carabinieri durante questi tre mesi di indagini. Un paio almeno vengono ritenute assolutamente decisive per affermare che Melania non e' mai stata il 18 aprile scorso a Colle San Marco e che Salvatore e la bambina vi sono giunti molto dopo rispetto all'orario indicato dal caporalmaggiore.

 

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