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Chiesto arresto marito: 'Puo' inquinare prove'

ANCONA  - 'Scannamento': e' questo termine, usato nell'autopsia, a restituire tutto l'orrore della morte di Carmela 'Melania' Rea, per il cui omicidio la Procura di Ascoli ha chiesto l'arresto del marito Salvatore Parolisi, unico indagato per omicidio volontario aggravato della giovane mamma di Somma Vesuviana. E ora la palla passa al gip Carlo Calvaresi. Melania e' morta nel Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella (Teramo) due ore dopo l'ultimo pasto, riducibili a un'ora se si considera l'effetto della caffeina, e dunque poco dopo le 14 di quel 18 aprile, forse le 14:15-14:20, ora in cui Parolisi sostiene che entrambi erano con la loro bambina a Colle San Marco, sul pianoro di Ascoli. L'assassino, che usa la mano destra, l'ha presa alle spalle e ha cercato di 'scannarla' con un coltello, ma Melania - una donna statuaria - ha tentato la fuga, poi e' caduta o lui l'ha spinta a terra. Per questo l'omicida ha infierito su di lei quando era supina: una serie di coltellate che l'hanno raggiunta al capo, al collo e al torace. Particolare inquietante, i colpi post mortem sono stati inflitti molto tempo dopo l'aggressione, con un'altra arma, forse un punteruolo.

L'assassino, dunque, e' tornato sul luogo del delitto, forse il giorno dopo, o addirittura in quello del ritrovamento del cadavere, il 20 aprile. Questa seconda serie di fendenti avrebbe avuto lo scopo di depistare gli investigatori: si tratterebbe di segni lasciati sulle gambe, fra cui una specie di svastica. Come un depistaggio e' la siringa infilzata al di sotto di un seno. Melania non aveva bevuto alcol, e non aveva avuto rapporti sessuali, e, nel caso, sarebbero stati consenzienti. Il corpo non e' stato trascinato. Certo che i risultati dell'autospia - in realta' un 'supplemento' sollecitato dagli inquirenti per avere maggiore chiarezza su alcuni dettagli - possono aver impresso un'accelerazione che ha portato alla richiesta d'arresto.

La perizia medico-legale e' stata consegnata mercoledi' da Tagliabracci (che peraltro domani si sposera': un fatto squisitamente privato che pero', per i giornalisti, significa che il suo lavoro e' davvero finito). Ma sulla decisione dei magistrati ascolani potrebbe aver pesato anche il pericolo di inquinamento delle prove, se non di fuga. Parolisi, infatti, avrebbe tenuto per gli inquirenti un comportamento ben strano. Il 19 aprile, il giorno dopo la scomparsa di Melania, Salvatore avrebbe cancellato il suo profilo Facebook, dove chattava con l'avatar 'Vecio alpino'. Successivamente si e' sbarazzato del cellulare 'dedicato' con cui comunicava con Ludovica P., la soldatessa con cui aveva una relazione extraconiugale. Molta irritazione fra i magistrati per la fuga di notizie sulla richiesta d'arresto, tanto che alcuni giornalisti sono stati sentiti dalla polizia giudiziaria. Seccati anche gli investigatori, secondo cui Parolisi potrebbe assumere ''atteggiamenti non logici'', ad esempio ''comportamenti autolesionistici''. Oppure potrebbe essere oggetto di ''un'azione violenta da parte di qualcuno''.

Furiosi i legali di Parolisi, che nel pomeriggio ha lasciato la caserma 'Clementi' di Ascoli per tornare a Frattamaggiore. ''Il linciaggio morale nei confronti di Salvatore non ha fine'', tuona l'avv. Valter Biscotti, annunciando che ''alla luce di questo chiederemo pubblicamente un'ispezione degli organi competenti del Ministero per accertare la responsabilita' di queste fughe di notizie''. ''Salvatore Parolisi e' sbalordito da questa giustizia colabrodo - commenta l'altro legale, l'avv. Nicodemo Gentile -. L'indagato e' una persona e come tale va trattato, con tutte le garanzie del caso. Un principio elementare che la Procura di Ascoli sembra avere smarrito''. A Frattamaggiore, intanto, silenzio da parte dei familiari del caporalmaggiore e degli abitanti della palazzina dove vive la famiglia, che anche oggi ha subito il solito assalto mediatico. Serrande abbassate, cortile deserto, invece, in casa di Melania. Tra la gente c'e' rabbia e stupore. Di fronte all'abitazione campeggia ancora un lenzuolo con la scritta ''Somma chiede giustizia per Melania''. L'unico a parlare e' il fratello Michele: ''Tutto ci attendevamo in questa vicenda tranne che l'inchiesta fosse incentrata su Salvatore. Sembra che ora tutto porti a lui, ma aspettiamo gli eventi per vedere cosa ci diranno''. Gli atti dell'inchiesta, accertato una volta per tutte che Melania e' stata uccisa a Ripe di Civitella, dovrebbero essere trasferiti per competenza alla Procura di Teramo.

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