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L'Economist contro Berlusconi, 'Ha fregato il Paese'

MILANO - ''L'uomo che ha fregato un intero paese''. E' questo il titolo di copertina dell'Economist in edicola domani dedicato in modo particolare all'Italia ''di Silvio Berlusconi'' con uno speciale di 14 pagine e che raffigura in prima pagina il Cavaliere.

''L'Italia ha tutte le cose che le servono per ripartire, quello di cui ha bisogno e' un cambio politico e di Governo''. Ne e' convinto John Prideaux, giornalista dell'Economist, che ne ha parlato presentando uno speciale sull'Italia del settimanale in edicola domani. ''Non faro' l'errore di predire la fine di Berlusconi - racconta -, ma arrivando qui, parlando con le persone si inizia a sentire un'aria nuova, la fine di un'era''. ''L'Italia ha un problema di produttivita', ha bisogno di alcune riforme. Se guardiamo agli ultimi dieci anni e piu', dimenticando tutti gli scandali, il 'Bunga Bunga', lo scontro con i magistrati, il problema e' che sotto Berlusconi c'e' stato un disastro da un punto di vista economico. Berlusconi e' arrivato al potere con l'idea di essere un imprenditore di successo in grado di fare le riforme economiche, ma poi non le ha fatte', ha aggiunto. L'analisi del settimanale britannico viene fatta in occasione dell'anniversario dei 150 anni d'Italia e si intitola 'Oh for a new Risorgimento' (Per un nuovo Risorgimento).

''Questo rapporto intende sostenere che le cause dell'attuale malessere dell'Italia sono molto piu' recenti'' e non storiche, scrive Prideux nello speciale sul nostro Paese, dopo aver raccontato anche alcune delle contraddizioni emerse in occasione delle celebrazioni dell'unita'. Il divario nord-sud, piu' che a 150 anni fa, ''risale a un'epoca molto piu' remota - scrive pero' tra le altre cose il settimanale -. Se sapeste in che modo una qualsiasi parte del Paese fu governata nel XIV secolo, come comune autonomo, sotto l'autorita' dello stato papale o da una monarchia del sud, sareste in grado di calcolare con ragionevole certezza la percentuale di persone che andrebbero domani a votare in un referendum''. Il punto e' pero' un altro: ''Tra il 2000 e il 2010 la crescita media dell'Italia, misurata in Pil a prezzi costanti e' stata pari ad appena lo 0,25% su base annua. Di tutti i Paesi del mondo, solo Haiti e Zimbabwe hanno fatto peggio - spiega lo speciale dell'Economist - Sono molti i fattori che hanno contribuito a creare questo fosco quadro. L'Italia e' diventata un Paese a disagio nel nuovo mondo, timoroso della globalizzazione e dell'immigrazione. Ha adottato un insieme di politiche che discriminano fortemente i giovani a favore degli anziani. Se aggiungiamo una forte avversione alla meritocrazia, ecco perche' molti giovani talenti decidono di emigrare all'estero''. ''L'Italia non e' riuscita a innovare le sue istituzione - prosegue - ed e' indebolita dai continui conflitti d'interesse in campo giudiziario, politico, dei media e finanziario. Questi sono problemi che riguardano la nazione nel suo insieme, non una provincia o un'altra. E questi problemi non sono stati risolti dalla permanenza di Berlusconi a Palazzo Chigi (...). Gli italiani devono dunque smettere di incolpare i morti per le loro difficolta', devono svegliarsi, magari con una tazzina di quel delizioso caffe' che solo loro sanno fare cosi' bene''.

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