Percorso:ANSA.it > Photostory Primopiano > News

FOTO: La ricostruzione del blitz

11 maggio, 19:36
L'elicottero dei Navy Seals L'elicottero dei Navy Seals
FOTO: La ricostruzione del blitz

Mentre il New York Times, citando fonti del Pentagono, ha riferito e confermato che il raid ad Abbottabad contro la casa di Bin Laden è stato condotto da un commando di 79 uomini e 4 elicotteri, la Casa Bianca ha precisato ufficialmente che nel raid sono stati utilizzati due elicotteri. Nessun cenno al numero di uomini impiegati.

Nel fornire la ricostruzione del raid, il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha confermato che l'operazione sul terreno è durata 40 minuti. Nella casa vivevano due famiglie: una al primo piano, quella dei 'corrieri' di Bin Laden, una al secondo piano, quella di Bin Laden. Al primo piano sono stati uccisi i due 'corrieri' del leader di Al Qaida, e una donna. "Bin Laden e la sua famiglia sono stati trovati al secondo e al terzo piano" ha precisato Carney.
Il portavoce ha aggiunto che Bin Laden è stato ucciso al terzo piano. Era con la moglie, che è stata ferita. Carney non ha fatto cenno all'uccisione del figlio di Bin Laden. "I non combattenti sono quindi stati trasferiti i una zona sicura mentre l'elicottero danneggiato è stato fatto esplodere" ha precisato il portavoce della Casa Bianca, aggiungendo di non poter fornire ulteriori dettagli. "La squadra è ripartita via elicottero verso la portaerei Carl Vinson" ha aggiunto Carney, portando con sé il cadavere di Bin Laden, poi sepolto in mare dopo un rito religioso islamico.

L'OPERAZIONE GERONIMO - Commando a bordo di elicotteri, Barack Obama e i vertici dell'amministrazione Usa asserragliati alla Casa Bianca con il capo della Cia che racconta i momenti salienti dell'operazione "Geronimo", quella che ha portato all'uccisione di Osama bin Laden. A Washington era il pomeriggio di domenica 1 maggio, a Abbottabad, in Pakistan, la notte di lunedì 2 maggio. Ecco come la Cia, 79 uomini e 2 elicotteri sono arrivati al leader di Al Qaida.

AVEVA ACCANTO A SE' AK-47 E PISTOLA - Quando i Navy Seals hanno fatto irruzione al terzo piano della casa-rifugio di Abbottabad, Osama Bin Laden aveva un fucile AK-47 e una pistola Makarov accanto a se'. Lo riporta il New York Times, confermando le dichiarazioni della commissione del senato e citando fonti del Pentagono, che ha fornito altri dettagli sull'operazione. Il figlio di Bin Laden, Khalid Hamzan, e' stato ucciso sulle scale. I Navy Seals hanno aperto il fuoco quando ha cercato di lanciarsi contro di loro. Il commando e' quindi entrato nella stanza in cui si trovavano Bin Laden e una donna (che si ritiene sia sua moglie, anche se le fonti non lo hanno confermato). Bin Laden aveva un fucile AK-47 e una pistola Makarov ''a portata di mano''. I Navy Seals hanno aperto il fuoco. Due colpi. Hanno poi portato via 100 ''chiavette'' Usb, centinaia di dvd e dischi di computer, 10 hard drives per computer e 5 computer, oltre ad una quantita' di materiale cartaceo.

IL 'CORRIERE' DI BIN LADEN
- Sono stati gli interrogatori ad alcuni detenuti, in particolare Khaled Sheikh Mohammed (la mente dell'11/9) e Abu Faraj al Libi (il capo operativo di Al Qaida) a mettere la Cia sulla pista giusta: trovare il 'corriere'.

UNA SUZUKI BIANCA A PESHAWAR
- Dopo anni di piste rivelatisi infondate, la prima indicazione sul corriere (di cui non è stato rivelato il nome) risale al luglio scorso. Agenti pakistani della Cia lo individuano a Peshawar, a bordo di una Suzuki bianca. Lo spiano per oltre un mese in tutti i suoi spostamenti in Pakistan. Inconsapevole, l'uomo li guida alla fine di una strada sterrata di Abbottabad, in un grande edificio a tre piani diverso da tutto ciò che gli sta intorno.

AD ABBOTTABAD, 'IN PIENA VISTA'
- Servendosi anche di satelliti, la Cia spia per mesi la casa. I sospetti crescono. L'edificio, del valore di 1 milione di dollari, non ha linea telefonica o servizio internet. E gli occupanti non portano la spazzatura in strada, come tutti, ma la bruciano all'interno del cortile. Bin Laden potrebbe davvero essere lì. Tutti pensavano fosse in una caverna in montagna, "invece era in piena vista" ha commentato il capo dell'antiterrorismo della Casa Bianca, John Brennan.

PANETTA INFORMA OBAMA - Abbottabad viene monitorata per mesi. La Cia giunge alla "ragionevole certezza" che lì si nasconde Bin Laden. Panetta informa Obama. Su suo consiglio chiama poi il capo delle Forze Speciali del Pentagono, William McRaven.

OPERAZIONE STUDIATA DA MARZO
- Il 22 marzo Obama convoca il suo team per la sicurezza nazionale e espone le opzioni elaborate da McRaven: un raid con elicotteri; un bombardamento con B-2; un blitz congiunto con le forze pakistane. Si opta per il raid, da affidare ai Navy Seal. Gli uomini rana cominciano a pianificare l'operazione.

28 APRILE, OBAMA CONVOCA FEDELISSIMI - Il giorno dopo aver mostrato il suo certificato di nascita (e aver sottolineato che "queste idiozie distolgono il Paese da cose più importanti"), Obama convoca il suo team. Si studiano tutti i possibili scenari negativi nel caso in cui qualcosa vada storto.

29 APRILE, OBAMA: 'PARTIAMO'
- Venerdì 29 aprile Obama dà il via libera: "Partiamo". E sabato, prima di andare alla cena con i corrispondenti (per tradizione caratterizzata da battute e risate collettive) chiama McRaven: "Buona fortuna".

RAID SCATTATO DALL'AFGHANISTAN - Il raid scatta dalla base di Jalalabad,in Afghanistan: 79 uomini per 4 elicotteri, due servono per l'eventuale piano B nel caso in cui qualcosa andasse storto. In Pakistan è da poco passata la mezzanotte, a Washington le 3 del pomeriggio. Nella Situazion Room, con Obama, ci sono Joe Biden, Hillary Clinton, Robert Gates. Panetta è alla Cia a Washington, per fare da 'ponte' di collegamento. BIN LADEN-'GERONIMO' - 'Geronimo': questo il nome in codice dato a Bin Laden. Dalla Situation Room si segue in tempo reale il raid. Silenzio tesissimo, solo la voce di Panetta lo rompe di tanto in tanto con informazioni secche: 'Bersaglio raggiunto'. 'Elicottero in stallo', 'Geronimo a tiro'. Silenzio. Lungo.

BIN LADEN UCCISO CON DUE COLPI
- Il raid dura in tutto 40'. Tre uomini vengono uccisi all'entrata della casa. Sono il corriere, suo fratello, il figlio di Bin Laden, Hamzan. Viene uccisa anche una donna da loro utilizzata come scudo umano. Non é la moglie di Bin Laden. Bin Laden è al terzo piano della casa. Indossa il copricapo e una 'shalwar khameez', la tunica e i pantaloni tradizionali. Oppone resistenza. Viene raggiunto da due colpi, uno al torace, l'altro sopra l'occhio sinistro.

UNA FOTO PER RICONOSCERLO -
Uno degli uomini rana scatta una foto al volto, la scarica in un programma apposito, la risposta arriva subito: è "al 95%' di Bin Laden. La squadra sale sull' elicottero di salvataggio, l'altro in stallo viene fatto saltare. In pochi secondi i 79 uomini del commando e il cadavere di Bin Laden sono lontani. Nel silenzio teso della Situation Room, a Washington, arriva la conferma: 'Geronimo EKIA' (Enemy Killed in Action). Ancora silenzio. Ancora lungo. E' Obama a romperlo dopo alcuni minuti: "We got it", 'lo abbiamo preso'.

SEPOLTO IN MARE
- Il cadavere di Bin Laden viene portato sulla portaerei Carl Vinson, lavato, avvolto in un lenzuolo bianco. E sepolto in mare dopo un rito religioso islamico pronunciato in inglese e tradotto in arabo da una persona madrelingua.

OBAMA NON HA VISTO MORTE, 20'-25' DI BLACK OUT - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il ristretto numero di persone del suo consiglio di sicurezza che minuto per minuto hanno seguito con lui dalla Situation Room il raid ad Abbottabad, non hanno visto la morte di Osama Bin Laden. Nonostante le sofisticatissime tecnologie della Cia che hanno consentito di mettere la Situation Room nella condizione di seguire la missione in tempo reale, nel flusso di informazioni vi e' stata un'interruzione che e' durata ''20, 25 minuti''. Trascorsi i quali, nella Situaztion Room e' giunta la notizia: ''obiettivo raggiunto, bersaglio ucciso''. Lo ha rivelato alla Pbs il direttore della Cia, Leon Panetta, che ha ricostruito i momenti chiave del pomeriggio piu' lungo mai vissuto da Obama da quando e' presidente. Nel pomeriggio di domenica 1 maggio Panetta era al quartier generale della Cia a Washington, per fare da 'ponte' tra la Casa Bianca e la portaerei Carl Vinson, nel Golfo Persico, sulla quale l'ammiraglio William McRaven, capo delle Forze Speciali Usa, era a sua volta era in diretto collegamento con il commando. ''Vi sono stati 20-25 minuti in cui davvero non sapevamo cosa stesse succedendo, sono stati momenti molto tesi - ha detto Panetta -. Poi l'ammiraglio McRaven e' tornato per avvisarci che aveva colto la parola 'Geronimo', che era il nome in codice per dire che Bin Laden era stato preso''. Ma per una ventina di minuti, sia alla Casa Bianca sia alla Cia vi e' stato silenzio assoluto. ''Sono stati minuti lunghi come anni - ha ammesso Panetta - perche' non sapevamo cosa stesse succedendo. Poi e' arrivata la parola 'Geronimo'. Seguita da EKIA''. Nel gergo tecnico significa Enemy Killed in Action.