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Due settimane di rivolta

E' passata una settimana dall'inizio della rivolta. Il Cairo si prepara ad una nuova giornata di  tensioni.  La protesta in Egitto ha avuto inizio con la  "giornata della collera" il 25 gennaio, ma la prima scintilla risale al 17 gennaio, quando al Cairo un uomo si dà fuoco, sulla scia di quanto accaduto in Tunisia.  25 mila manifestanti scendono in piazza Tahrir al Cairo, a migliaia anche a Suez e Alessandra per chiedere la fine del regime e condizioni di vita migliori.

Le proteste degenerano in violenti scontri. Quattro i morti: due manifestanti colpiti da proiettili di gomma e uno da un proiettile vero a Suez e un poliziotto travolto dalla calca al Cairo. Imposto il divieto di manifestare ma l'opposizione dice che non lascerà la piazza. - 26 gennaio: di nuovo migliaia in piazza in molte città. Due i morti negli scontri al Cairo: un manifestante e un poliziotto. Almeno 70 feriti, circa 60 arresti e 500 fermi in tutto l'Egitto. A Suez coprifuoco in tre zone, incendiata la sede locale del partito di Mubarak. - 27 gennaio: la rivolta dilaga in tutto l'Egitto. Rientra in Egitto l'ex direttore generale dell'Aiea Mohammed el Baradei, leader di uno dei movimenti di opposizione, che dice: "Non voglio prendere il potere ma contribuire alla transizione democratica e pacifica".

Il partito nazionale democratico di Mubarak dichiara che le richieste dei giovani "sono nel cuore del presidente" ma condanna l'"anarchia". Il presidente Usa, Barack Obama: "La violenza non è la risposta". Nella notte il governo dice: prenderemo "misure decisive" contro i manifestanti. - 28 gennaio: seconda "giornata della collera" per il venerdì di preghiera: cortei anti-Mubarak nel centro del Cairo, a Alessandria e a Suez. Blackout di internet e cellulari. Nella capitale i manifestanti appiccano incendi di fronte al quartier generale del partito governativo e danno l'assalto ad alcuni ministeri, tra cui gli Esteri, e alla sede della tv di Stato.

A Suez gli insorti si impadroniscono del governatorato. Il presidente Hosni Mubarak chiede l'intervento dell'esercito e proclama il coprifuoco dalle 18:00 ora locale alle 7:00 del mattino. Il 29 gennaio, ancora tensione e scontri al Cairo. Violato il coprifuoco da 50.000  manifestanti scesi in piazza al Cairo.  Assaltato il ministero degli interni, la polizia ha aperto il fuoco uccidendo tre persone. Sarebbero ormai circa 100 i morti in queste giornate di proteste nel paese.

Il 30 gennaio, il nuovo Governo non placa la rivolta in Egitto. Manifestazioni in tutto il paese, mentre si registrano nuovi assalti ai musei e mega evasioni dalle carceri. Chiuso ufficio Al Jazira.L'ambasciata Usa invita i cittadini statunitensi a lasciare il paese. Il 31 gennaio, Mubarak chiede  al primo ministro di contattare le opposizioni. Boutros Ghali rifiuta di entrare nel governo. Il primo e il due febbraio aumentano gli scontri in piazza tra manifestanti filo governativi e gli oppositori al regime di Mubarak.  El Baradei chiede l'intervento dell'esercito. Il 3 febbraio il regime apre alla piazza ma inizia la caccia a giornalisti e fotoreporter. Il 4 febbraio  Omar Suleiman  e' l'uomo indicato dalComitato dei 'saggi' egiziani e dagli Stati Uniti per prendere il posto di Hosni Mubarak mentre in piazza Thrir milioni di persone continuano a manifestare. Il 5 febbraio la Tv annuncia che Mubarak ha lasciato la presidenza del partito. Il 6 febbraio i manifestanti annunciano che non lasceranno la piazza. Il 7 febbraio viene rilasciato il dirigente di Google e si diffonde la notizia che Mubarak possa fuggire  in Germania. L'8 febbraio anche le donne scendono in massa in piazza e circondano i palazzi delle istituzioni

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