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Berlusconi-Fini: le tappe della crisi

(di Serenella Mattera)

ROMA, 20 AGO - Che il matrimonio politico tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sia arrivato a un punto di rottura, lo si capisce il 22 aprile 2010. Sul palco della Direzione nazionale del Pdl, esplodono tutti i dissidi che avevano scandito mesi di tensioni sotterranee tra i due leader. Ma il divorzio si consumera' solo tre mesi dopo, tra il 29 e il 30 luglio, con il documento del Pdl di forte censura a Fini e ai finiani e, per reazione, l'annuncio della nascita del nuovo gruppo parlamentare Futuro e liberta' per l'Italia. La rottura interna al principale partito della maggioranza apre cosi' un agosto di fuoco e mette in discussione la tenuta del governo alla ripresa autunnale. Ecco le tappe della crisi:

DIMETTITI - CHE FAI, MI CACCI? - Dopo mesi di scontri a distanza e tentativi di riappacificazione, per il 22 aprile viene convocata la Direzione nazionale del Pdl, fortemente voluta da Fini. Ma il dibattito chiarificatore si trasforma presto in un durissimo scontro tra Berlusconi e Fini. Il culmine quando Berlusconi dice all'ex leader di An: ''Un presidente della Camera non deve fare dichiarazioni politiche. Se le vuoi fare devi lasciare la carica, ti accoglieremo a braccia aperte'' nel partito. Fini si alza dalla sedia in platea e urla al premier: ''Che fai, mi cacci?''. Le telecamere immortalano la scena.

INTERCETTAZIONI - Nei mesi successivi Fini assicura di non voler ritirare il sostegno al governo, ma non rinuncia mai a dire la sua. E ottiene una vittoria importante il 20 luglio, con la legge sulle intercettazioni. Dopo lunghe trattative, il Pdl approva in commissione alla Camera gli emendamenti proposti dalla presidente Giulia Bongiorno, finiana di ferro. Berlusconi dice che la legge da lui fortemente voluta e' stata ''massacrata''.

I CASI BRANCHER E COSENTINO - Quando l'opposizione presenta due mozioni di sfiducia contro il ministro Aldo Brancher e il sottosegretario Nicola Cosentino, anche i finiani auspicano le dimissioni. In nessuno dei due casi si arrivera' al voto in Aula, ma Fini viene criticato per aver calendarizzato la mozione su Cosentino in tempi brevi.

IL DIVORZIO - Nonostante un ultimo ramoscello di pace offerto da Fini a Berlusconi con un'intervista al Foglio, il 29 luglio l'ufficio politico del Pdl approva un duro documento di censura nei confronti dell'ex leader di An e deferisce ai probiviri i finiani di ferro Bocchino, Briguglio e Granata. Al presidente della Camera Berlusconi e il Pdl attribuiscono una ''volonta' demolitoria'' e il venir meno della fiducia nel suo ruolo istituzionale. Il 30 luglio Fini annuncia la nascita dei gruppi parlamentari di Futuro e liberta' per l'Italia, rigetta la richiesta di dimissioni e la logica ''aziendale'' di Berlusconi.

LA SFIDUCIA A CALIENDO - Il 4 agosto alla Camera Fli si astiene sulla mozione di sfiducia al sottosegretario Giacomo Caliendo, ma conferma il suo sostegno ''condizionato'' al governo. Fli ha 34 deputati. Pdl e Lega non hanno piu' la maggioranza a Montecitorio.

ESTATE DI FUOCO - La campagna avviata dal Giornale sulla casa a Montecarlo del cognato di Fini, Giancarlo Tulliani, e ancora duri scontri tra finiani e berlusconiani segnano il mese di agosto. Per l'alleato Umberto Bossi la convivenza e' diventata impossibile: si andra' alle urne.