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Archeologia: maxisequestro, torna in Italia tesoro trafugato

Di Daniela Giammusso

ROMA - Bellissima e ancora incatenata, finalmente Andromeda risplende al centro dell'arena del Colosseo. A salvarla dal terribile mostro questa volta però non è stato il prode Perseo, come narra la mitologia, ma i Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale grazie a una maxi-operazione che ha riportato in Italia, dalla Svizzera, 337 reperti trafugati a partire dagli anni '70. Un tesoro da 15 milioni di euro che grazie a un mercante giapponese rischiava di prendere definitivamente il volo verso l'Oriente. Tutti datati tra l' VIII secolo a.C e il VI d.C e perfettamente integri, questa mattina i preziosissimi reperti hanno rivisto 'la luce' nell'arena dei gladiatori, per un'ultima volta raccolti insieme prima che la soprintendenza di Roma ne disponga il ritorno nei luoghi di provenienza: Lazio, Puglia, Sardegna e Magna Grecia.

"E' uno dei più importanti recuperi eseguiti con successo fino ad oggi", annuncia il soprintendente Giuseppe Proietti. Ma l'operazione, che proprio dall'Andromeda troneggiante su un vaso alto 50 centimetri prende nome, racconta il Generale Giovanni Nistri dei Carabinieri del TPC, "dura dagli anni '90 ed è nata come costola dell'indagine del caso Medici". Come nei migliori romanzi gialli, proprio indagando su quel piccolo tesoro raccolto al tempo dal trafficante Giacomo Medici e poi sul noto commerciante londinese Robin Symes (colui che, tra l'altro, curò la vendita illegale della Venere di Morgantina) gli investigatori sono arrivati a una pista Svizzera. Qui è comparso il Mister x del Sol Levante, pare tra i migliori fornitori di alcuni musei orientali. Un'operazione in collaborazione con la magistratura e polizia elvetica, nel 2008 ha scoperto un magazzino nel porto franco di Ginevra dove agli occhi degli agenti si è rivelata una meraviglia inestimabile: una raccolta di oltre 20mila beni d'arte di ogni parte del mondo. I 337 pezzi di cui è stata verificata la provenienza italiana sono rientrati il 25 giugno scorso mentre il dealer, raccontano i Carabinieri, pur deferito per ricettazione ha dimostrato ampia collaborazione. E, si spera, porterà a nuove piste di commercio illegale d'arte in oriente. Proprio lì, rischiava di finire il tesoro italiano, che raccoglie vasi presumibilmente di Canosa alti fino a 50 centimetri ma anche piccoli, bellissimi, guerrieri nuragici in bronzo, tanto richiesti al mercato clandestino da raggiungere il prezzo di 10mila euro al centimetro.

E poi ancora due Veneri in marmo, dieci affreschi staccati e barbaramente sezionati dalle ville gentilizie di Pompei, un intero corredo di bellissimi loutrophoros (i vasi greci in ceramica con le due anse), decine di crateri a volute apuli e attici, altri a mascherone canoscini, kylix calcidiche, una navicella e tantissimi oggetti in bronzo, tra cui hydriae, statuette e un tripode. Felice e orgoglioso del ritrovamento, il sottosegretario ai beni Culturali Francesco Maria Giro, però, avverte: "Questo recupero ha un senso se poi siamo in grado di gestire e tutelare il patrimonio che abbiamo".