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Thailandia, due bombe contro edifici governativi

BANGKOK - Una persona è rimasta ferita in seguito ad una piccola esplosione che si è verificata in Thailandia dopo la protesta di migliaia di persone scese in piazza per obbligare il primo ministro Abhisit Vejjajiva a sciogliere il Parlamento.

L'edificio è stato danneggiato, ma l'esplosione non ha fatto feriti. "Una seconda bomba è esplosa su una strada nei pressi del Ministero della Difesa, ferendo un netturbino. La polizia ha aperto un'inchiesta", ha aggiunto Thavornsiri.

Culminata in un chilometrico corteo a Bangkok, la protesta delle "camicie rosse" thailandesi inizia a dare frutti: i primi tentativi di negoziato lasciano intravedere uno spiraglio nello stallo politico tra i sostenitori dell'ex premier Thaksin Shinawatra e il governo di Abhisit Vejjajiva.

Quest'ultimo in serata ha aperto all'ipotesi di sciogliere il Parlamento entro la fine dell'anno, come richiesto dai manifestanti, a patto che la richiesta di grazia a Thaksin venga tolta dal tavolo delle trattative.

Mentre i dimostranti antigovernativi rimangono in piazza per il nono giorno consecutivo, la lunga processione nella capitale - 70 mila persone, che hanno percorso 46 km - è stata dichiarata "un successo" dalla leadership dei "rossi".

Svoltasi in un clima festoso, nonostante i disagi per il traffico, la parata ha dato alla classe media di Bangkok l'opportunità di trovarsi faccia a faccia con un movimento finora demonizzato dalla stampa della capitale.

La tenacia delle camicie rosse nel ribadire in modo pacifico la richiesta di nuove elezioni, dopo l'iniziale delusione per un'affluenza inferiore agli obiettivi prefissati, ha fatto guadagnare loro punti da giocare sul tavolo nei negoziati.

La tattica sta pagando, anche perché ha paralizzato l'attività politica nel Paese. Abhisit, accusato dai manifestanti di essere un fantoccio dell'esercito, da quando sono iniziate le proteste lavora e dorme in una caserma.

Il premier, finora tollerante verso le manifestazioni, ma anche fermo nel ribadire il diritto a completare il proprio mandato, ora fa capire che lo scioglimento del Parlamento e la convocazione di nuove elezioni sono negoziabili.