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Cile, la devastazione del terremoto

Uno stadio obitorio improvvisato, con una sessantina di cadaveri. Non è Haiti ma il Cile: più precisamente Constitucion, una delle località balneari del Cile investito in pieno dallo tsunami di sabato.

Dove oggi, così come in tanti altri centri affacciati sul Pacifico cileno, si piangono i morti del dopo-sisma. La situazione è critica un po' dappertutto in ampi tratti del centro-sud: a Constitucion, ma anche in altre località (per esempio Penco, Dichato, Talcahuano). Tutta l'area è finita nel mirino del tsunami, con i ponti crollati e le strade spezzate. E' difficile muoversi e la necessità degli aiuti rischia di aggravarsi, nonostante gli sforzi del governo centrale. Per coprire i 360 km da Santiago a Constitucion lungo la 'ruta 5' (la 'panamericana, che attraversa il paese da nord a sud) prima del sisma ci volevano 3-4 ore, oggi 6-8. A mano a mano che ci si avvicina alle localita' costiere l'incubo aumenta, mentre - anche se solo a tratti - nella zona vicino a Santiago, la situazione appare più normale, e si corre senza problemi anche a 120 km all'ora. Nel villaggio di San Roberto, non lontano dalla capitale, la chiesa è completamente crollata, così come la casa di Veronica Reyes: "Sono viva, ma dovrò andare via, qui non posso più vivere", afferma la donna, senza nascondere la propria commozione.