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Quando il colore disegna il paesaggio

A Venezia dal 15 febbraio, gli scatti del grande fotografo Franco Fontana

23 dicembre, 11:20
Mostre: Franco Fontana, paesaggi e colore Mostre: Franco Fontana, paesaggi e colore
Quando il  colore disegna il paesaggio

Paesaggi surreali, sospesi, spesso impossibili, quasi astratti, avvolti in veri e propri tripudi di colore: sono gli scatti del grande fotografo Franco Fontana, in mostra dal 15 febbraio a Venezia, negli spazi di Palazzo Franchetti.

Per la prima grande retrospettiva sulla laguna dell'artista modenese sono state selezionate oltre 130 immagini che raccontano la sua lunghissima storia di fotografo conosciuto in tutto il mondo. Intitolata 'Franco Fontana. Full colors', l'importante rassegna è promossa dall'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti e prodotta da Civita Tre Venezie in collaborazione con Venezia Iniziative Culturali.

A curarla invece Denis Curti, che ha puntato a sottolineare i tratti distintivi del linguaggio visivo del fotografo ormai ottantenne, tra i primi ad abbracciare senza riserve l'uso del colore per le immagini d'arte. Suddiviso in diverse sezioni tematiche, il percorso espositivo propone dunque i paesaggi degli esordi (negli anni '60) passando per le diverse ricerche dedicate alle vedute urbane, fino ad arrivare alle serie più recenti delle piscine e il mare. Da subito, a caratterizzare l'opera di Fontana sono stati i colori accesi, brillanti, talmente vibranti da apparire irreali, associati a composizioni ritmate da linee e piani sovrapposti, geometrie costruite sulla luce.

Le proporzioni diventano ingannevoli e l'uomo, se c'è, è svelato solo in negativo e sublimato in ombre lunghe. Presenza e assenza contemporaneamente, mentre i corpi diventano come paesaggi e pianure e colline acquistano contorni antropomorfi. Uno scrollone dunque alla tradizione neorealista, maturato nella sua città natale, Modena, dove il dibattito culturale è vivissimo, animata com'è da un gruppo di artisti di matrice concettuale, tra cui figurano Franco Vaccari e Luigi Ghirri. Nel 1963 Franco Fontana si fa conoscere anche all'estero grazie alla partecipazione alla terza Biennale Internazionale del Colore di Vienna. Proprio il colore diventa il protagonista del suo linguaggio, non mezzo, ma messaggio, non fatto accidentale, bensì attore, e con esso racconta la superficie materica del tessuto urbano, porzioni di muri, stratificazioni della storia che lo attraggono profondamente.

Come fosse un ritrattista, Fontana mette in posa il paesaggio, scegliendone sempre il lato migliore, con la consapevolezza che la fotografia, con il suo tempo di posa, gli obiettivi e i diaframmi, vede il mondo diversamente dall'occhio umano. E' del 1978 l'immagine-simbolo del suo repertorio, a Baia delle Zagare, in Puglia: una composizione pulita, ritmata da fasce di colore, giocata su pochi toni cromatici, essenziale, sintetica, capace di tradurre alla perfezione la sua intima convinzione che la fotografia non debba documentare la realtà, ma interpretarla. Nel 1979 intraprende il primo di una lunga serie di viaggi negli Stati Uniti e qualche anno dopo inizia la serie Piscine, porzioni di sinuosi corpi di donna (e a volte d'uomo), esaltate da colori squillanti, in uno spazio sospeso e senza confini.

Nel 2000 dà il via alla serie dei Paesaggi Immaginari, in cui l'invenzione sul reale arriva ai massimi livelli, rendendo chiaramente manifesto il sottile inganno teorico sotteso alla produzione precedente. Non disdegnando la tecnologia digitale, ecco che Fontana, negli ultimi lavori, riafferma la propria libertà interpretativa della realtà tramite l'immaginazione

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