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Re-cycle, l'arte di trasformare il pianeta

ROMA - Il vagone di un treno che diventa ristorante tra le montagne, le radiografie trasformate nella Russia della Guerra Fredda in dischi di Jimi Hendrix, il parco scaturito da una discarica: potenza del riciclo, strategia creativa dell'architettura (e non solo) contemporanea, di scena da domani nei grandi spazi del Maxxi. Intitolata 'Re-Cycle', la nuova mostra espone nel museo progettato da Zaha Hadid circa 80 opere tra disegni, modelli, progetti di architettura, urbanistica, paesaggio e due bellissime installazioni 'site specific' all'esterno dell'edificio.

L'importante esposizione è affiancata dalle straordinarie fotografie di Pieter Hugo in una discarica del Ghana ('Permanent Error') e dalla rassegna dedicata ai progetti (custoditi dalla Fondazione Olivetti) per le Barene di San Giuliano a Mestre realizzati dall'architetto Ludovico Quaroni, di cui si celebra il centenario della nascita. 'Re-Cycle', ha detto il direttore di Maxxi Architettura Margherita Guccione, è prima di tutto il frutto di una ricerca condotta dal museo sugli aspetti più avanzati, a livello internazionale, della cultura architettonica e visiva contemporanea.

"Non solo politicamente corretta, la pratica del riciclo - ha aggiunto - si configura infatti quale strategia creativa per l'architettura, la città, il pianeta".

Il percorso espositivo è dunque un susseguirsi incalzante di progetti, video, foto, musica, selezionati dal curatore Pippo Ciorra, che, per la sua complessità, ha definito la mostra "quasi una Biennale". Il riciclo è necessario, c'é sempre stato, basti pensare all'uso dei marmi imperiali nella Roma medioevale e del Rinascimento per costruire chiese e palazzi. Ma la ricerca del Maxxi, ha spiegato Ciorra, ne esamina soprattutto l'aspetto creativo. Non a caso, la rassegna è implementata da due installazioni appositamente ideate per gli spazi del museo. La prima in cui si imbattono i visitatori, perché imponente domina l'ingresso, è 'Maloca', realizzata in legno e rafia sintetica dai brasiliani Fernando e Humberto Campana. Si tratta di una rivisitazione contemporanea delle strutture comunitarie degli indios amazzonici, e capace di dialogare con le forme fluide e modernissime di Zaha Hadid. L'altra installazione è il padiglione Officina Roma, messo a punto dal collettivo raumlaborberlin con materiali edilizi di recupero e arredi di scarto. "Non una zingarata in lamiera - ha detto Pio Baldi - ma un'edificio elegante", che ospiterà per tutta la durata della mostra laboratori e iniziative educative.

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