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Del come Iniesta vede il mondo

di Fernando Acitelli (autore della 'Solitudine dell'ala destra')

12 luglio, 13:19
Iniesta solleva la coppa Iniesta solleva la coppa

ROMA - Lo osserviamo bambino nel giorno della prova. "Niente da fare, è piccolo...!" - il resoconto interiore d'un mister con in testa Iribar, Amancio, Asensi, Quini e Suarez. Ed eccola invece la sorpresa: la gracilità che è riscattata dal tocco, dalla continuità. "Molto bene, il bambino... Mica l'avevo intuita tanta classe...!" - cambia registro il mister. Poi il tempo. E s'arriva al minuto 116 della finale mondiale: il passaggio di Fabregas sarà forse il più grande tocco di quest'ultimo nella sua carriera.

E così gli olandesi vedono di nuovo in faccia la sconfitta e poi i fantasmi di Breitner e Gerd Muller, e Mario Kempes che vola insieme a Luque, ad Ardiles, in un mare di coriandoli e sotto gli occhi aguzzi d'una cricca impomatata. Ma per Iniesta la felicità è da Escorial, da residenza di Filippo II, e in un lampo al fantasista tornano in mente sia il giorno del provino che lo sguardo perplesso del mister in quel pomeriggio remoto.

"Forse adesso mi starà guardando...ma non ero gracile? Glielo avevo letto nello sguardo un simile pensiero, come no...!" E' un mio sogno o sarà andata proprio così? Nelle regioni della poesia che esiste l'elemento della possibilità. Questo mondiale ha dimostrato che si può ormai fare a meno anche del centravanti; l'essenziale è possedere calciatori di movimento e che siano "piedi buoni". In questo modo s'ergerà prepotente l'arte del "travestimento" e così gli inserimenti, i "tagli" come spiegano i trapezisti della parola, risulteranno decisivi.

Proprio in questo è stata grande la Spagna, veramente imperiale, come nel saggio di Elliott. Quanti centravanti, quante ali, quanti fantasisti ha mostrato la Spagna! Dunque, non più "a ciascuno il suo" ma "l'essere in ogni luogo", magari anche fingendo, proprio come la globalizzazione (ahinoi!) sta insegnando.

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