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Elezioni 2013

La Lombardia a Maroni, il Lazio a Zingaretti

Ma Milano sceglie Ambrosoli. Storace ko. Finita l'era Iorio: Frattura governatore del Molise

27 febbraio, 15:54
Maroni e Zingaretti
Maroni e Zingaretti
La Lombardia a Maroni, il Lazio a Zingaretti

ROMA - Nicola Zingaretti sarà il nuovo presidente della Regione Lazio. Il candidato governatore del centrosinistra ha sconfitto il principale rivale, Francesco Storace del centrodestra. Col 40,6% circa delle preferenze l'ex presidente della provincia di Roma si e' imposto sull'ex governatore candidato del centrodestra, al 29,3%. L'M5s con Davide Barillari si attesta al 20,2%, mentre la lista civica di Giulia Bongiorno si ferma al 4,7%. Alessandro Ruotolo di Rivoluzione civile 2,2%. Alessandra Baldassarri di Fare sotto lo 0,6%.

"Un risultato bellissimo, una bella responsabilità" ha affermato il futuro governatore, accolto da un boato al comitato elettorale allestito al Tempio di Adriano a Roma. A pesare, come previsto, il massiccio apporto della città di Roma ma anche, che è il dato forse più rilevante della tornata elettorale, un forte voto disgiunto. Un 'premio' dunque alla forza personale del candidato. A distanza il 'terzo incomodo' diventato protagonista Davide Barillari del M5s, pronto a contestare però centinaia di schede: parecchi, infatti, hanno indicato per iscritto il nome 'Grillo', finendo per far annullare il loro voto. Ed è con lui che, una volta governatore, Zingaretti sarà costretto a fare i conti nella prossima esperienza di governo. Ad anticipare la vittoria di Zingaretti è stato però Storace: "Gli ho fatto gli auguri per il suo nuovo incarico - ha affermato il leader de La Destra dal suo comitato, tra le facce scure - gliel'abbiamo fatta sudare, abbiamo combattuto con onore. Imposteremo un rapporto leale ma fermo". Il futuro governatore ha ringraziato l'avversario: "Sarò il presidente di tutti - ha affermato tra gli applausi, prima di dedicare la sua vittoria alla moglie e alle due figlie con lui sul palco - E' una scelta politica che permetterà alla nostra Regione di riprendere il cammino verso la stabilità. La novità sono stati i tanti voti disgiunti - ha voluto sottolineare - Qui è passato un messaggio di fronte all'astensionismo e alla cattiva politica, qui ha vinto la buona politica che governerà per cinque anni questa Regione. E' stato un grande voto di discontinuità".

Lo spoglio, particolarmente lento, sembrava dapprima premiare il leader de La Destra, che per lunghe ore è stato in vantaggio. Ma non appena sono iniziati ad arrivare i dati della popolosissima provincia di Roma, ma in particolare di Roma città dove il centrosinistra è storicamente più forte, il risultato parziale si è ribaltato bruscamente, troppo per essere coperto dalle province più tradizionalmente vicine alla coalizione berlusconiana, come il Frusinate (ad Anagni ad esempio, 'feudo' di Franco 'Batman' Fiorito, quello dello scandalo fondi, il Pdl ha comunque prevalso). Ora per Zingaretti si apre la fase della formazione della giunta - di certo sembrerebbe solo la vicepresidenza a Massimiliano Smeriglio di Sel - che sarà composta sulla base dei risultati elettorali finali delle singole liste, e nel rispetto delle quote rosa e della rappresentanza territoriale. Ma soprattutto sarà necessario per il futuro governatore impostare un rapporto, tutto da inventare, con i 'grillini'. Si prospetta per Zingaretti uno scenario 'siciliano', sul modello delle intese promosse dal governatore Crocetta? E' presto per dirlo ma almeno al momento però la strategia di Zingaretti non sembra quella delle 'porte chiuse'. Acqua pubblica, beni comuni, cultura alcuni dei tempi sui quali, spiegava nel pomeriggio Smeriglio, si può già immaginare tra centrosinistra e M5s una naturale convergenza sui contenuti.

MARONI CONQUISTA LOMBARDIA MA RESTANO MAL DI PANCIA LEGA
di Alessandro Franzi

"Missione compiuta". Con la vittoria in Lombardia, salutata con emozione a tarda ora, Roberto Maroni non corona solo un sogno politico, ma tampona anche l'emorragia di voti che rischiava di mettere in discussione il futuro della Lega e che comunque, con percentuali praticamente dimezzate, lascia qualche mal di pancia da curare. Maroni è da questa sera il nuovo presidente della Regione che mancava nella geografia nordista, dopo Piemonte e Veneto, e come promesso ha messo a disposizione il suo mandato al Consiglio federale convocato per l'inizio della prossima settimana. "Abbiamo aperto una pagina nuova", ha detto con al fianco Umberto Bossi e Matteo Salvini nella sede di via Bellerio. "Missione compiuta - è stato il suo motto -. Questo era ciò che la Lega voleva, era il nostro obiettivo strategico". Adesso, la macroregione del nord deve vedere luce "entro due anni", la promessa. Alla svolta, Maroni, ci è arrivato vincendo una sfida che è stata soprattutto personale. Prima guadagnando la leadership della Lega sull'onda degli scandali che un anno fa costrinsero Umberto Bossi al passo indietro dopo trent'anni di comando solitario. Poi facendo cadere la Giunta di Roberto Formigoni per altri scandali culminati con l'arresto di un assessore per sospetto voto di scambio con la 'ndrangheta. Infine, trattando con Silvio Berlusconi un'alleanza che andava di traverso ai più, in via Bellerio, e che alla prova delle urne si è invece rivelata determinante per la vittoria, pur finendo per penalizzare proprio il Carroccio in termini di consensi. "Sapevamo che per realizzare il nostro progetto - ha spiegato Maroni a risultato elettorale in tasca - dovevamo fare l'accordo con il Pdl e sapevamo che ci avrebbe penalizzato, era tutto in conto. Ma abbiamo salvato la Lega e aperto una fase nuova". "La lista civica non porta via consensi alla Lega, c'é spazio per allargare i confini", ha quindi osservato per il futuro. Domani il neo-presidente, che ha dedicato la sua vittoria al capo della Polizia Manganelli, ha detto che si riposerà, poi da giovedì sarà al lavoro "sulla squadra".

La Lombardia, dunque, ha scelto la continuità. Dopo Roberto Formigoni, Roberto Maroni. E' stato lo stesso governatore uscente a evidenziarlo pubblicamente ancora prima che il leader leghista parlasse ai giornalisti per la prima volta da venerdì notte. "In Lombardia - ha esultato Formigoni via Twitter - vince il buon governo del centrodestra, 18 anni che sono piaciuti ai cittadini". Davanti alle telecamere, si è poi detto convinto che con Maroni, "ci sarà un governo all'insegna della continuità, con qualche innovazione". Ma la vittoria politica, Formigoni l'ha di fatto intestata al suo partito, affermando che è stato il Pdl a "trascinare la Lega, che non ha avuto un grande risultato". E' proprio quest'ultimo che non farà dormire sonni tranquilli ai vertici della Lega. Tutto è stato puntato sulla Lombardia, e la vittoria di Maroni ha senz'altro archiviato i dubbi sull'utilità dell'abbraccio col Cavaliere. Adesso però serve riscattare il Movimento altrove. Soprattutto nel Veneto, dove forti sono le fibrillazioni. "Io non sono così negativo" sulle percentuali, ha comunque concluso Maroni, lasciando via Bellerio. "Occorre distinguere - ha voluto sottolineare - fra una vittoria elettorale e una vittoria politica".

IN MOLISE FINISCE ERA IORIO, VINCE FRATTURA
DOPO 11 ANNI CAMBIO STORICO, 'CI CREDEVAMO DAL 2011'

Dopo 11 anni cambia la guida del Molise. Va al centrosinistra la presidenza della Regione. La scottatura del 2011 brucia ancora per il candidato della coalizione di centrosinistra, Paolo Di Laura Frattura. Oggi invece, nelle regionali del 2013 Frattura ha staccato il candidato della coalizione di centrodestra, Michele Iorio, che ha governato la Regione ininterrottamente dal 2001. A richiamare di nuovo ai seggi i cittadini molisani (circa 205mila votanti finali in 136 comuni e 393 sezioni) il Consiglio di Stato che, un anno dopo le precedenti consultazioni dell' ottobre del 2011, il 29 ottobre dello scorso anno, ha dichiarato nulle quelle elezioni vinte da Iorio ma impugnate dal rivale Frattura per irregolarita’ nella presentazione delle liste da parte del governatore di centrodestra. Prima il Tar regionale poi la sentenza del Consiglio di Stato hanno riaperto la sfida.

"Noi in questa vittoria ci abbiamo sempre creduto, già dall'ottobre del 2011, dal giorno delle precedenti elezioni che poi sono state annullate e siamo sempre andati avanti convinti del risultato", ha detto Frattura. Da parte di Iorio sono arrivati gli auguri a Frattura: "Spero per il Molise ci sia una possibilità di lavoro anche comune per attuare quei programmi che sono stati annunciati dalle due posizioni diversificate ma comunque a favore della ripresa, dei giovani e dell'occupazione".

Un risultato che arriva dopo uno dei periodi forse tra i piu’ travagliati per una elezione regionale. Infatti nel 2000, la giustizia amministrativa aveva ancora decretato il ritorno alle urne per il Molise. Allora a guidare la Regione era Giovanni Di Stasi (centrosinistra) affermatosi per una manciata di voti (circa 900) sul candidato del centrodestra, Michele Iorio: quest'ultimo, una volta ottenuto l'annullamento delle elezioni, fu eletto presidente nel novembre 2001, riconfermato nel 2006 e nel 2011 (con poco meno di mille voti), prima dell'annullamento.

Notte di festa quella appena trascorsa per il centrosinistra molisano. Il verdetto definitivo è arrivato alle 5 del mattino ed è andato anche oltre le più rosee previsioni della coalizione: Paolo Di Laura Frattura ha staccato di 36 mila voti e di circa 19 punti il presidente uscente di centrodestra Michele Iorio che lascia la guida della regione dopo quasi 12 anni consecutivi. Terzo il grillino Antonio Federico. Nonostante la vittoria non sia mai stata in dubbio per tutta la durata dello scrutinio, per scaramanzia la festa è scoppiata solo a tarda sera quando, dopo oltre le 23, il neo presidente si é presentato al suo comitato elettorale dove ad attenderlo c'era una folta folla di sostenitori. La festa è continuata per gran parte della notte in un ristorante: "Niente di chic - ha scherzato Frattura - solo spaghetti aglio e olio".

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