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Elezioni 2013

Spiraglio da Grillo, valutiamo riforme

Indica modello Sicilia. 'Io da Napolitano per le consultazioni'

27 febbraio, 13:54
Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo
Spiraglio da Grillo, valutiamo riforme

di Teodoro Fulgione

ROMA - "Nessuna alleanza" del M5S con i partiti ma pronti ad un'intesa sul "modello Sicilia": ovvero, valutare "riforma per riforma, legge per legge". Il giorno dopo il 'boom a cinque stelle' nelle urne Beppe Grillo si tuffa nell'agone politico e chiude all'ingresso del M5S nel prossimo governo. Non, però, ad ipotesi di sostegno indiretto come sta avvenendo con la Giunta in Sicilia. D'altronde, spiega il leader genovese, "non siamo contro il mondo". Insomma, "Se ci sono proposte che rientrano nel nostro programma, le valuteremo". Parole che, soprattutto nel centrosinistra, vengono lette come una possibile apertura, provvedimento per provvedimento, ad un possibile governo Bersani. La strategia è divenire l'ago della bilancia, costringendo il governo ad inserire tra i provvedimenti da approvare quelli presenti nel programma 'a cinque stelle'. Resta il 'no' deciso al governo di grande coalizione: "Adesso faranno quello che c'era prima, ovvero il Pdl insieme al 'Pd meno elle' - spiega il leader M5S - Tenteranno il governissimo e noi lo impediremo". Il tono di Grillo non è più quello del minaccioso "arrendetevi, siete circondati", urlato dal palco di piazza San Giovanni a Roma, ma resta fermo: "Il M5S non si allea con nessuno, come ha sempre dichiarato - rimarca - e lo dirò a Napolitano quando farà il solito giro di consultazioni". Sì, perché sarà proprio il leader di M5s a rappresentare il movimento quando il presidente della Repubblica incontrerà i rappresentanti delle coalizioni per assegnare l'incarico di formare il governo.

"Andrò io", conferma con un accenno di sorriso che riporta alla lunga polemica a distanza con il Capo dello Stato. Trovandosi in tema, il leader 'a cinque stelle', incontrando i giornalisti davanti alla sua villa a Genova, ripropone la candidatura di Dario Fo al Quirinale: "Come Predente della Repubblica mi piacerebbe - ribadisce - E' un premio Nobel con grande lucidità, un ragazzo che ha capito subito cosa stava succedendo. E' una mente aperta e noi abbiamo bisogno di menti aperte". Invito declinato dal diretto interessato, che in questi mesi si è impegnato in prima persona per il M5S: " E' un atto di stima - ringrazia - ma ci vogliono forze inaudite, non ho le possibilità fisiche e psichiche". Il candidato 'a cinque stelle' sarà comunque indicato dalla rete. Il MoVimento darà vita ad un sondaggio on line per decidere chi proporre. Per il momento i militanti si scatenano sul web anche con toni scherzosi: si va da Adriano Celentano a Roberto Benigni, da Erri De Luca a Giovanni Sartori. La regola è sempre la stessa: è la gente attraverso la rete a decidere. Così sarà anche per il capitolo alleanze.

"Uno vale uno. E' questa la regola", è la risposta dei grillini. I parlamentari 'a cinque stelle' si riuniranno nei prossimi giorni per organizzarsi, ovviamente con loro ci sarà anche Beppe Grillo dato in arrivo a Roma nel fine settimana. Successivamente i nuovi deputati e senatori consulteranno i cittadini e decideranno cosa fare. La base appare più vicina al Pd ma l'impressione diffusa tra i parlamentari è che alla fine si seguirà il modello adottato in Sicilia, dove il MoVimento non ha assessori o incarichi istituzionali nella giunta di governo ma solo la vicepresidenza dell'Assemblea regionale. Nessun appoggio diretto ma voti a favore dei provvedimenti "condivisibili": è questo il metodo. Il timone lo reggerà il M5S, costringendo i partiti ad inseguire sul campo delle proposte: al loro ingresso alla Camera e al Senato, ad esempio, i neo parlamentari grillini si ridurranno lo stipendio a 2500 euro netti, sfidando i parlamentari degli altri partiti a fare altrettanto. Si prospetta così una rincorsa continua: "la strada la indichiamo noi, vediamo se gli altri ci seguiranno".

di Alfredo Pecoraro

PALERMO - Grillo propone il "modello Sicilia" in Parlamento. In piena bagarre post-voto per l'ingovernabilità al Senato dove non c'é una maggioranza, il leader 'cinquestelle' suggerisce lo schema adottato all'Assemblea regionale siciliana, come possibile via d'uscita all'impasse, ipotesi caldeggiata dal governatore della Regione, Rosario Crocetta: "Io già il dialogo l'ho aperto". "Il modello è meravigliosò, chiosa il comico genovese, che in questo modo tiene aperta la porta a un'alleanza col centrosinistra di Bersani, anche se non "formale". In Sicilia, dove il M5S è ormai il primo partito con oltre il 30%, i 15 deputati grillini, secondo gruppo all'Assemblea, finora hanno votato i singoli provvedimenti giunti in aula. Fuori dal governo e dalla maggioranza che lo sostiene (Pd e Udc), i parlamentari, che ogni mese restituiscono all'Ars il 70% dell'indennità (andrà ad alimentare un fondo per il microcredito concordato col governo Crocetta e inserito in una norma della legge di stabilità che sarà votata entro aprile), mantengono un equidistanza anche dagli altri gruppi d'opposizione. Così mentre Pdl, Mpa e Pid spesso lasciano l'aula o votano contro gli atti del governo, i 'cinquestelle' in più di una occasione hanno condiviso le proposte del governo Crocetta e della maggioranza.

E' stato proprio grazie a una intesa con i grillini che Crocetta, all'inizio della legislatura, riuscì a far saltare l'accordo che Udc e Pd avevano preso col Pdl per la vice presidenza vicaria dell'Ars, poi andata al 'grillino' Antonio Venturino, grazie ai voti dei deputati della lista Crocetta. Mossa che poi consentì al M5S di avere anche la presidenza della commissione Ambiente, col beneplacito di Crocetta. Il dialogo è poi proseguito su altri fronti: come per la mozione 'No Muos' (il sistema satellitare degli Usa a Niscemi) proposta dal Pd e votata dai 'grillini' in prima linea contro il radar e per il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef), votato dai 'cinquestelle' dopo avere incassato l'impegno del governo a revocare le autorizzazioni al Muos. Un dialogo sempre aperto, quello tra governo e M5S, ma sul filo. Il prossimo banco di prova si preannuncia già complicato: all'Ars domani comincia l'iter della riforma delle Province regionali. Il governo vuol mantenerle riducendo il numero di assessori, consiglieri e indennità, mentre i cinquestelle vogliono abolirle, tant'é che hanno già deciso di non presentare candidati al rinnovo, previsto in primavera. "I politici non hanno capito che questo non è un movimento di protesta, ma di proposta", dice Riccardo Nuti, primo degli eletti alla Camera per la Sicilia occidentale. Che esalta il 'modello Sicilia'. "Cercheremo di costringere il Parlamento a lavorare su fatti concreti - aggiunge - I nostri deputati all'Ars hanno dimostrato con i fatti che con la determinatezza si possono centrare importanti traguardi. Opereremo inoltre senza alcun preconcetto: se le proposte degli altri schieramenti saranno buone troveranno sempre il nostro consenso". Per Francesco Campanella, primo dei sei senatori eletti in Sicilia, si deve legiferare sulle reali necessità della gente, "basta con i provvedimenti che prevedono lacrime e sangue per i cittadini e bagordi per i politici ed i loro amici". E come in Sicilia "noi taglieremo i nostri emolumenti e ci batteremo perché lo facciano anche gli altri parlamentari, per restituire questi fondi alla collettività, insieme ai rimborsi elettorali".

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