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Falò di San Giuseppe. Ed è primavera

“Focarazzi”, “focarine”, “calecàre” e “fauni” illuminano la notte del 19 marzo

06 aprile, 18:12
Calecàra a Segni (24 marzo) Calecàra a Segni (24 marzo)

Falò, zeppole e bignè. Il 19 marzo la tradizione pagana si intreccia con quella cristiana nella conservazione di festeggiamenti e rituali antichi. La festività di San Giuseppe, protettore dei poveri, porta banchetti in molte piazze italiane con dolci fritti diversi di regione in regione e celebra la figura del papà.

La coincidenza con la fine dell’inverno, appena poche ore dopo, viene festeggiata invece con grandi falò nei centri storici cittadini, in cui vengono bruciati cumuli di legna secca per dare spazio alla stagione della rinascita della natura.

In Romagna la tradizione dei fuochi è ben radicata e prende un nome diverso in base alla località: a Montescudo, vicino Ravenna, si chiama “focheraccia”, mentre a Poggio Berni, nella stessa provincia, è chiamata “focarina” e prevede la degustazione di ciambelle e vin brulé. Lo stesso avviene nei paesi del Lazio, in cui viene acceso un falò per ogni rione: a Segni, nella provincia romana, a bruciare sono le “calecàre” che a Sermoneta, nell’area pontina, prendono il nome di “fauni”.

La Basilicata si illumina in ogni dove nella notte tra il 19 e il 20 marzo: sono previsti “focarazzi” a Montescaglioso e a Tursi, vicino Matera, a Castelluccio Inferiore, a Atella, a Sarconi e a Ruvo del Monte, in provincia di Potenza.

Il “falò maestro” è di buon auspicio anche a Bari, nel quartiere di Palese Macchie, e a Locorotondo, nell’hinterland cittadino. La festa di San Giuseppe è anche occasione per valorizzare i prodotti enogastronomici locali, come a Tricesimo, in provincia di Udine, dove, durante la festa, si possono degustare la specialità “ôus in lâdric” o nella località lombarda di Luino, vicino Varese, che domenica 18 propone la tradizionale “tortellata”. A Greve in Chianti, in Toscana, si festeggia alzando i calici con vino e vinsanto accompagnati da dolci della tradizione contadina e a Orvieto, di cui San Giuseppe è il patrono, c’è la tradizionale frittellata, prevista anche nell’isola laziale di Ponza, dove le “frittelle” diventano “zeppole”. Lampascioni, peperoni, taralli, zeppole e vino a Poggiardo, in provincia di Lecce.

Non mancano le fiere di prodotti artigianali: tra le tante, una è allestita nel centro storico di Trento e un’altra nella cittadina ligure di Sestri Levante. Fiori, piante, attrezzature agricole tra gli oggetti in esposizione sabato e domenica sulle oltre trecento bancarelle di Macerata Feltria, nelle Marche. Più a Sud, a Giuggianello, vicino Lecce, domenica e lunedì la mostra mercato degli utensili per l’agricoltura è associata ai traini ornati a festa, in salentino “stracallati”, e alla gara di cavalli da tiro.

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