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Roma in festa per il 2 giugno

Parata ai Fori imperiali e concerto al Vittoriano, sede di mostre e di musei

01 giugno, 20:53
Roma: la statua di Vittorio Emanuele II Roma: la statua di Vittorio Emanuele II

 (di Ida Bini)

I romani lo chiamano familiarmente “macchina per scrivere” o “torta nuziale”; in realtà il Vittoriano l’imponente edificio, largo 135 metri e alto 81, progettato nel cuore di Roma dall’architetto Giuseppe Sacconi nel 1885 e inaugurato il 4 giugno 1911, è il monumento nazionale a Vittorio Emanuele II, il primo re d’Italia, e il luogo deputato alla celebrazione dei valori nazionali.

Ecco perché quest’anno, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia e della festa della Repubblica del 2 giugno, il celebre monumento si riscatta da una storica e popolare avversione e diventa il simbolo dei festeggiamenti nella capitale.

Dopo la tradizionale parata militare in via dei Fori Imperiali, infatti, verrà riaperto il museo centrale del Risorgimento, archivio della memoria politica, economica e sociale italiana dal XVII al XX secolo, verrà inaugurata la mostra permanente Le Battaglie del Risorgimento presso il Sacrario delle Bandiere e sulla scalinata dell’Altare della Patria si terrà il concerto conclusivo della grande festa della Repubblica. Da quando è nato il Vittoriano ha avuto vita difficile: sin dall’inaugurazione la sua mole candida è subito apparsa infelice, poco armonica rispetto ai grandi palazzi del centro della città; per anni è stato considerato uno scandalo urbanistico, al punto che negli anni Settanta una commissione di architetti e di intellettuali ne propose l’abbattimento.

L’unico momento di gloria fu negli anni tra le due guerre mondiali, quando divenne la quinta perfetta del regime fascista che trasformò il Vittoriano nel palcoscenico del regime e sede di adunate e proclami mussoliniani. Divenne così il simbolo del potere, rendendo il monumento in seguito ancor più odiato agli occhi dei cittadini. Per far posto all’enorme costruzione, inoltre, erano stati demoliti edifici prestigiosi, come il chiostro medievale del convento dell’Aracoeli, la torre di Paolo III Farnese, la casa di Giulio Romano, la chiesa di Santa Rita e altri nobili palazzi. Un sacrificio che allora alla cittadinanza parve senza senso, ma non al governo di Agostino De Petris che ne autorizzò l’abbattimento perché il Vittoriano, avendo un forte valore simbolico, doveva avere dimensioni monumentali e stare per forza accanto al Campidoglio, il municipio di Roma.

Oggi il monumento a Vittorio Emanuele II si riscatta e si apre al grande pubblico, mettendo in mostra statue, fontane, decorazioni e mosaici dal gusto Liberty eclettico, importanti esposizioni storico-documentarie, il museo dell’Emigrazione e il museo centrale del Risorgimento, dove si concentrano le testimonianze storiche dei più grandi personaggi del Risorgimento che portarono all’unità d’Italia: Cavour, Pio IX, Garibaldi e Mazzini. In un attento percorso cronologico si possono ammirare un milione e mezzo di documenti e oltre 400mila fotografie che omaggiano un periodo storico davvero esaltante, pieno di passione, di ideali, di cambiamenti, utili a capire la nostra storia attuale. È’ anche un piacevole percorso alla ricerca di cimeli storici, come i pantaloni blue jeans che Giuseppe Garibaldi indossava durante lo sbarco a Marsala, i primi jeans della storia, con i bottoni dell’epoca; oppure la barella dell’eroe dei due mondi, ferito sull’Aspromonte, e una pergamena con tutte le firme e i sigilli in ceralacca di coloro che portarono a spalla il generale. O, ancora, l’album fotografico dei Mille, realizzato tra il 1863 e il 1867 dal fotografo Alessandro Pavia, con tutti – o quasi - i ritratti dei protagonisti dell’impresa.

Nel Museo c’è anche l’affusto di cannone utilizzato per trasportare le spoglie del Milite Ignoto, caduto nella Prima guerra mondiale, fino all’Altare della Patria, posizionato al centro del Vittoriano il 4 novembre 1921. Qui, sulle pareti della cripta del Milite Ignoto, sono bellissimi i mosaici in stile bizantino, realizzati dal pittore Giulio Bargellini, così come sono da ammirare all’esterno il basamento della statua di Vittorio Emanuele con le personificazioni delle città italiane, opera di Eugenio Maccagnani, e i due eccentrici gruppi scultorei di fronte a piazza Venezia - Il Diritto di Ettore Ximenes e Il Sacrificio di Leonardo Bistolfi-. Un riscatto meritato, dunque, quello del Vittoriano, che ha dato vita a itinerari turistico-architettonici alla scoperta di luoghi e monumenti risorgimentali nella capitale. Primo tra tutti c’è il giardino pubblico del Gianicolo, dove nel 1849 si scontrarono le truppe garibaldine e quelle francesi durante la Repubblica Romana e dove è stato recentemente inaugurato il Parco degli Eroi, che comprende il monumento a Garibaldi di Emilio Gallori del 1895, la statua equestre dedicata ad Anita, il percorso tra 84 busti di patrioti e il faro dell’Unità d’Italia. Sull’Aventino, invece, in piazzale Romolo e Remo, si trova il monumento a Giuseppe Mazzini realizzato dallo scultore Giuseppe Ferrari nel 1902: alta 5 metri, la statua in bronzo poggia su una base con oltre 100 figure.

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