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Roma: apre il ponte della Musica

Un nuovo corridoio sul fiume che è il prolungamento dell’Auditorium e che congiunge parchi e musei

02 giugno, 20:11
Ponte della Musica Ponte della Musica

(Di Marzia Giglioli)

Sembra una nave sospesa sul fiume, e a far crescere l’illusione, c’è il pavimento di legno costruito con migliaia di listoni inchiodati che ricordano un ponte di coperta :è il nuovo Ponte della Musica che unisce le due sponde del Tevere e che spezza la tradizione. Ha un’architettura aerea,essenziale, dove l’acciao gioca il ruolo di rendere questo ponte leggero,con due estensioni laterali che fanno sembrare alata questa nave sul vecchio fiume, mentre in alto volano i gabbiani.

Si attraversa tra i pochi passanti. I commenti sono positivi:’ è bello’ e soprattutto ‘è diverso da tutti gli altri ponti romani’. Qualcuno lo attraversa correndo, per raccontare di essere stato tra i primi ad attraversarlo facendo jogging. Qualcuno lo attraversa in bicicletta, la posa sulle sponde d’acciaio. Ci si ferma a guardare il fiume da quest’angolatura che prima non c’era, sulle rive ci sono ancora le tracce del cantiere. Più in là le sponde coperte di fiori e di verde. Quest’angolo di città ha ora un volto diverso. Qualcuno si ferma davanti ai cartelli che spiegano il ponte e il suo inserimento nel percorso urbano, una cintura sul fiume che unisce l’area dell’arte con i suoi musei con la città dello sport quella del complesso dello stadio e del Foro Italico. Il progetto che ha vinto un Concorso internazionale è del Buro Happold di Londra.

Il ponte è lungo 190 metri di lunghezza e largo 22 metri. Sembra un’estensione ideale dell’Auditorium e arriva quasi di fronte allo Stadio Olimpico. I laterali sono aperti e così il fiume si fonde con la città che è intorno, con gli alti palazzi del Flaminio, con il verde di Monte Mario e le sponde del fiume. Venendo da Via Giudo Reni il ponte è come la sua prosecuzione diretta, in basso l’acqua del Tevere che scorre sotto questo ponte bianchissimo che segna un nuovo design urbano, unendo l’area dei nuovi musei quella del Maxxi di Zaha Hadid, l’area della musica con l’auditorium di Renzo Piano, all’area dello sport quella dello stadio e del complesso del Foro Italico.Per ora il ponte lo si può attraversare solo a piedi o in bicicletta,in futuro potrà essere attraversato anche a bordo di bus elettrici.

Ma il ponte si inserisce anche come cintura di connessione tra il lungotevere Flaminio, l’asse dell’Auditorium, il parco di Villa Glori, il Foro Italico e il parco di Monte Mario entrando come tassello in più nel Progetto del Parco della Musica e delle Arti e concludendo la passeggiata delle Arti che unisce una linea ideale tra i vari musei lunga 13 chilometri.

E per Roma nasce ora una suggestione in più con questo ponte che di notte si illumina e cambia la fisionomia del lungotevere Flaminio.

Ma il ponte è anche l’occasione per fare un tour tra luoghi d’arte e angoli nascosti nel quartiere Flaminio. Si scopre così un museo non molto conosciuto, ospitato in una bellissima palazzina liberty, con decori eleganti all’ultimo piano che contribuiscono a farne un gioiello dell’architettura dei primi ‘900 a pochi passi da Piazzale Flaminio e a poche centinaia di metri dal Lungotevere.

E’ il Museo Hendrik Christian Andersen (da non confondere con il famoso favolista), che una volta era l’abitazione di questo sculture e pittore norvegese nato a Bergen in Norvegia e poi emigrato negli Stati Uniti, ma che scelse l’Italia e Roma per vivere e continuare a creare. Decise anche di lasciare la sua casa, allo Stato italiano con tutte le sue opere e la sua biblioteca. All’interno sembra di entrare ancora in un atelier, pieno di opere monumentali: ballerine giganti, cavalli e cavalieri, angeli ed eroi.

Un’atmosfera irreale in questo angolo romano che sembra riparato dal traffico del Lungotevere e di piazzale Flaminio (www.museoandersen.beniculturali.it). Il sole fa brillare le decorazioni liberty dell’ultimo piano di questa palazzina. Al piano terra l’atelier con le sue 200 statue. Quelle più grandiose sono circa 40 e raccontano l’utopia dell’artista che voleva anche creare un museo a cielo aperto a Valle Giulia.

Poco lontano, un altro angolo nascosto che non sembra in città: il Borghetto Flaminio un insieme di piccole costruzioni immerse nel verde alle spalle del Ministero della Marina e a ridosso di Valle Giulia. Si entra da una strada stretta che sembra di campagna e si trova a sinistra il Circolo bocciofilo. Fu fondato negli anni ’30 e ancora si può giocare in uno dei 4 campi o fermarsi a mangiare nel piccolo ristorante aperto di giorno e di sera che ha l’aria di un’osteria paesana. La proprietaria promette grigliate di pesce e di carne. Qui tutto è rimasto intatto. La città rimane lontana, il borgo conserva se stesso, i suoi ritmi e la sua fisionomia. Di fronte si trova Explora, il museo dei bambini ricavato da un vecchio deposito degli autobus. Da quel vecchio capannone è sorta questa splendida struttura di vetro che sembra una serra tra i giardini.

Nata su iniziativa privata, Explora offre un percorso intelligente, una mini città in cui si impara a vivere: dalla piazza, alla fontana, dal mercato alla banca .www.mdbr.it Si impara anche a fare la spesa e a capire i prodotti e la tracciabilità. Un percorso per i piccolissimi che arriva fino ai 12 anni . All’interno un team di giovani guide spiega pazientemente ogni cosa. Sul tetto un grande impianto fotovoltaico, il più esteso della città perché qui si parla anche di sostenibilità e di eco energia. Si impara anche a cucinare e a non sprecare cibo ed energia.

Laboratori, incontri, mostre. Il prossimo appuntamento a luglio è con il volo con esperti dell’aeronautica ed ingegneri. Si mangia nel ristorante a misura dei piccoli ospiti, circondato dal verde con i manifesti della campagna ‘Smile’ alle pareti per ricordare il diritto dei bambini a sorridere.

All’interno attività e momenti d’incontro.Si impara anche a cucinare con l’atelier
 

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